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Mitt e i profittatori

WASHINGTON, DC - Il partito repubblicano americano ha argomenti potenzialmente convincenti per le elezioni presidenziali del prossimo novembre. Gli americani sono da sempre scettici nei confronti dello Stato, essendo per tradizione resistenti all'ingerenza governativa sin dai tempi della nascita del Paese. Questa tradizione ha trasmesso ai cittadini di oggi un senso di rifiuto per i finanziamenti pubblici e un'avversione culturale alla "dipendenza" dallo Stato.

Tuttavia, il candidato repubblicano Mitt Romney e gli altri esponenti del suo partito si sono giocati questa carta molto male. Romney sembra affascinato dall’idea che molti americani, il cosiddetto 47%, non paghino la tassa federale sul reddito, e pensa che considerino se stessi delle "vittime" e siano diventati "dipendenti" dal governo.

Questo modo di pensare, però, non coglie due aspetti evidenti. In primo luogo, gran parte del 47% di cui sopra paga fior di tasse sui propri guadagni, sulle proprietà, e sui beni acquistati. Inoltre, questi contribuenti lavorano sodo per guadagnarsi da vivere in un paese in cui il reddito familiare medio è sceso a un livello che non si registrava dalla metà degli anni ‘90.

In secondo luogo, nell'America attuale le sovvenzioni davvero importanti confluiscono verso una ristretta cerchia della sua élite finanziaria, ovvero i pochi privilegiati che si occupano delle più grandi società di Wall Street.