Yemini child polio vaccination Mohammed Huwais/Stringer

Il rischio di un’errata valutazione del costo delle malattie infettive

NEW YORK – I leader e gli investitori del business globale sono paralizzati da due tipologie di rischio: il rischio macroeconomico e quello politico. Nel breve termine ciò implica una focalizzazione sull’imminente rialzo dei tassi della Federal Reserve statunitense e sulle imminenti elezioni in Francia e Germania. Nel lungo termine ciò implica invece una consapevolezza dei rischi strutturali come un debito sovrano elevato, cambiamenti demografici e scarsità delle risorse naturali. Ma esiste un terzo rischio, con effetti presumibilmente ancor più nefasti, che si annida sotto il radar di chi gestisce i processi decisionali, ovvero le malattie infettive.

Secondo l’ex direttore del Centro statunitense per il controllo delle malattie e la prevenzione, Tom Frieden, il mondo si trova di fronte ad una minaccia nei confronti della salute globale di un’entità finora mai vista. Le persone viaggiano infatti più spesso e vanno più lontano, mentre le catene di approvvigionamento, anche dei prodotti alimentari e delle medicine, si estendono ormai in tutto il mondo. Un caso di tubercolosi curato male in Asia e in Africa può infatti, ad esempio, riproporsi in un ospedale statunitense dopo pochi giorni.  

In questo contesto, gli scienziati sono preoccupati per il recente aumento di epidemie di malattie come la Zika, l’ebola e l’influenza aviaria. E sono allarmati anche per la ricomparsa di malattie mortali come l’epidemia influenzale, l’HIV, la malaria e la tubercolosi.

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