Luci e ombre dell’economia

ANKARA – Se è vero che viviamo in un “villaggio globale”, stretti gli uni agli altri da legami commerciali, finanziari e sociali, allora è altrettanto vero che l’attività economica informale in una parte del mondo ha un impatto negativo altrove. Ciò significa che il processo di formalizzazione di ciascuna economia dovrebbe essere considerato come un bene pubblico globale. Il G-20 e altri enti internazionali dovrebbero assumere il comando nel garantire il coordinamento e la cooperazione necessaria a raggiungere tale scopo.

I più grandi perdenti dell’economia informale sono i comuni cittadini, perché l’informalità inibisce la crescita economica a lungo termine e gli aumenti di produttività; crea una concorrenza sleale; ostacola la crescita delle aziende di piccole e medie dimensioni (le principali fonti di occupazione); e lascia milioni di lavoratori senza i diritti di base, come la copertura sanitaria e le pensioni. Comporta altresì significative perdite di gettito tributario, riducendo sia la qualità che la quantità dei servizi pubblici. Immancabilmente aumentano anche la disuguaglianza dei redditi e l’ingiustizia sociale.

Ridurre il raggio d’azione dell’economia formale potrebbe sembrare un compito nazionale; e quindi dovrebbero intervenire i governi. Potrebbero ridurre la pressione fiscale, semplificare i sistemi tributari e ridurre i costi legati alla conformità di regolamentazione, rafforzando al contempo l’attuazione degli standard. In modo analogo, dovrebbero eliminare le barriere per la concorrenza, semplificare i processi di registrazione delle imprese, aumentare la trasparenza degli appalti pubblici e migliorare l’accesso al credito.

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