chemnitz3_ (Photo by Gavriil GrigorovTASS via Getty Images_cow farm Gavrill Grigorov/TASS via Getty Images

La carne nell’occhio del ciclone

BERLINO – Il sistema di produzione industriale della carne è fuori controllo. Non solo esso contribuisce alla distruzione del clima, della biodiversità, del suolo e delle foreste, ma rappresenta anche una minaccia diretta per la salute degli esseri umani. Fino alla pandemia di Covid-19, gli avvertimenti dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sulle malattie zoonotiche – cioè causate da agenti patogeni che si trasmettono dagli animali all’uomo – erano stati ampiamente ignorati. Stesso dicasi per la resistenza antibiotica, un’altra minaccia per la salute globale strettamente legata alla produzione di carne.  

L’Organizzazione mondiale della sanità animale stima che il 60% di tutte le patologie infettive degli esseri umani ha un’origine zoonotica. Secondo uno studio pubblicato l’anno scorso su Nature, tale percentuale è destinata a crescere in concomitanza con l’aumento della popolazione mondiale e l’evoluzione dei modelli di consumo. I cambiamenti nella destinazione d’uso dei suoli, come la deforestazione e la conversione in terreno agricolo, sono anch’essi fattori importanti che incidono sulla trasmissione di malattie zoonotiche alle persone.      

L’attività umana oggi interessa il 75% della superficie terrestre del pianeta, con i terreni agricoli – campi, pascoli o prati – che occupano più di un terzo dell’area totale, e queste percentuali stanno rapidamente aumentando. A forza di interventi che squilibrano gli ecosistemi e riducono gli habitat naturali stiamo distruggendo una relazione simbiotica tra uomo e natura che va avanti da millenni. 

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