Etienne Laurent/Getty Images

La prima mossa di Macron sul lavoro

CAMBRIDGE – Alla fine di agosto, il presidente francese Emmanuel Macron ha reso noto il piano per la riforma del mercato del lavoro che determinerà il successo o il fallimento della sua presidenza e, potenzialmente, anche il futuro dell’eurozona. Il suo obiettivo è quello di ridurre l’elevato tasso di disoccupazione del paese, ostinatamente attestato appena sotto il 10%, e di ridare slancio a un’economia che ne ha disperatamente bisogno. 

La riforma del lavoro è da tempo nell’agenda del governo francese, tant’è che le amministrazioni che si sono avvicendate nella storia recente hanno tentato più o meno tutte l’impresa di riscrivere il mastodontico codice del lavoro, gettando poi la spugna di fronte alle proteste dei sindacati. Macron non nega l’entità di ciò con cui intende confrontarsi, che ha descritto come una rivoluzione copernicana. Stavolta, però, la musica potrebbe essere diversa. Anche se il secondo sindacato più grande del paese ha annunciato uno sciopero generale, alcuni indizi suggeriscono che Macron avrà il sostegno politico necessario.                 

Le riforme di Macron puntano a incrementare quella che, con un eufemismo, viene chiamata flessibilità del mercato del lavoro. Esse vogliono rendere più facile per le aziende licenziare i lavoratori e inoltre implicano la decentralizzazione della contrattazione collettiva nelle imprese di piccole dimensioni (eliminando gli accordi di settore) e l’introduzione di un tetto alle indennità per licenziamento illegittimo, offrendo così alle aziende un minimo riparo dall’imprevedibilità dei risarcimenti concessi mediante procedimento arbitrale. Inoltre, tali riforme prevedono l’eliminazione di un requisito che fino ad oggi collegava i licenziamenti di massa nelle grandi aziende alla loro redditività globale; d’ora in avanti le aziende potranno licenziare i lavoratori solo sulla base della redditività interna.   

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