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La nuova speranza dell'Europa?

BRUSSELS – La prospettiva che il centrista ed europeista Emmanuel Macron diventerà il prossimo presidente francese ha riacceso la speranza che potrebbe concretizzarsi una rinnovata leadership franco-tedesca dell’Unione Europea. Dopo le elezioni generali in Germania a settembre, si spera che un’Unione più stabile potrebbe cominciare a fare progressi molto più veloci verso l’unità e l’integrazione.

Per arrivare a quel punto, riformare l’Eurozona sembra un primo passo ovvio – uno che lo stesso Macron menziona spesso. Ma potrebbe essere più difficile di quanto anticipato. Prima di tutto, ci sono profonde differenze tra le filosofie economiche dei policymaker in Francia e in Germania.

Come spiegano Markus K. Brunnermeier, Harold James e Jean-Pierre Landau, la Germania è diventata il campione di un sistema di regole che enfatizza l'importanza di tenere il deficit basso e che proibisce generalmente il salvataggio dei debitori. La Francia, al contrario, tende a sostenere l’idea che lo stato dovrebbe essere libero di intervenire quando necessario, gestendo un deficit o anche fornendo un piano di salvataggio per prevenire una crisi. Fortunatamente, il programma di Macron riconosce alcuni elementi dell’approccio tedesco, come il bisogno di bilanciare il budget nel lungo termine, il che suggerisce che, sotto la sua leadership, potrebbe essere possibile un compromesso franco-tedesco.

Naturalmente, le differenze tra Francia e Germania si estendono oltre la filosofia economica, fino alla performance reale. Ma anche queste differenze potrebbero non rappresentare un ostacolo insormontabile per la cooperazione.

Mentre si è attribuita grande importanza alle debolezze dell'economia francese, in diversi modi, la Francia rappresenta la media dell'Eurozona. Il suo tasso di crescita è stato di mezzo punto percentuale più basso rispetto a quello della Germania negli ultimi anni. Ma ora tutto ciò sta cambiando e il potenziale di crescita futura della Francia è di circa mezzo punto percentuale più alto rispetto a quello della Germania, dove la popolazione è in riduzione.

Inoltre, il tasso di disoccupazione della Francia è in calo, anche se resta molto più alto di quello tedesco. Allo stesso modo, mentre le finanze pubbliche francesi rappresentano un problema, il livello del debito sta scendendo e il programma di Macron riconosce il bisogno di ridurre la spesa, per consentire di attuare dei tagli fiscali.

In questo contesto, un'iniziativa franco-tedesca sulla riforma dell'Eurozona potrebbe essere abbastanza possibile. Se ciò si verifica, cosa si potrebbe fare per sostenere l'unione monetaria?

Allo stato attuale, non c'è più alcun bisogno di un piano di emergenza. Le tensioni dei mercati finanziari si sono affievolite e l'economia è in espansione, con l'occupazione che sta tornando ai livelli pre-crisi. Quindi l'attenzione della politica dovrebbe essere sulle riforme a lungo termine.

Un tale programma dovrebbe comprendere il completamento dell'unione bancaria, con il rafforzamento di un sistema comune di assicurazione dei depositi. La sfida qui risiede nel fatto che l'assicurazione dei depositi comune è incompatibile con l'attuale pratica delle banche di detenere grandi quantità di debito del proprio governo. Se il governo diventa insolvente, colpendo le banche, i costi sarebbero sostenuti dall'intera Eurozona.

Qui, la disputa non è tra Germania e Francia, ma tra Germania e Italia. La Germania ha insistito sul fatto che, senza limiti all'importo di debito che le banche possono detenere, non può essere introdotta un'assicurazione dei depositi comune. Ma l'Italia ha sollevato obiezioni a tali limiti, temendo che i costi di finanziamento del governo potessero salire alle stelle, e forse anche che le banche italiane, che dipendono finanziariamente dai tassi più alti dei titoli di debito pubblico, potessero soffrire eccessivamente.

L'Italia rappresenta anche il punto di scontro con la Germania sulla mutualizzazione del debito. I tedeschi hanno abbastanza fiducia nella stabilità economica a lungo termine della Francia per prendere in considerazione un qualche tipo di piccolo budget per l'Eurozona. Quando si tratta dell'Italia – con la sua combinazione di debito elevato e crescita lenta – la Germania non ha la stessa fiducia. Ciò rappresenta il maggiore ostacolo a un'ulteriore integrazione fiscale nell'Eurozona.

C'è un'altra area dove il problema riguarda Germania e Italia più che Germania e Francia: la gestione dei flussi di rifugiati e la distribuzione dei richiedenti asilo. Certamente, l'accordo del 2015 dell'Unione europea con la Turchia, insieme alla chiusura della rotta dei Balcani nella primavera del 2016, ha portato a una riduzione del numero di rifugiati che raggiungono l'Ue dal sud-est.

Tuttavia migliaia continuano ad arrivare dal sud, attraversando il Mediterraneo. E mentre il conflitto in Libia aumenta, cresce la minaccia di un aumento di questi flussi. Al momento, quelli che sono individuati nel Mediterraneo vengono portati nei porti più vicini, che casualmente si trovano in Italia. Secondo il cosiddetto regolamento di Dublino, l'Italia deve quindi occuparsi di loro, fornendo aiuto umanitario e gestendo le loro richieste di asilo, che ammontano a centinaia di migliaia.

Per molti dei richiedenti asilo, tuttavia, la Germania è il vero obiettivo. Il governo tedesco lo sa e riconosce che non può semplicemente nascondersi dietro il regolamento di Dublino. Sia l'Italia che la Germania hanno quindi un forte interesse a trovare un approccio europeo, che rafforzi la capacità dell'Ue di proteggere i suoi confini esterni, forse tramite una Guardia costiera europea, distribuendo al contempo l'onere di accettare i rifugiati in maniera più equa nell'Unione.

La Francia finora non è stata attiva nella discussione. Dopo tutto, il suo problema principale non è l'immigrazione, ma l'integrazione della seconda generazione di immigrati – e l'estremismo che può generare da un fallimento su quel fronte.

Tuttavia il nuovo presidente francese potrebbe assumere un ruolo più attivo. Gli accordi "tutto compreso" sono una specialità dell'Europa e Macron non dovrebbe concentrarsi esclusivamente sul programma dell'euro. Invece, dovrebbe tenere in considerazione le priorità sia dell'Italia, il maggiore ostacolo alla riforma dell'Ue, che della Germania. Ciò significa mettere insieme un pacchetto che risponda alle priorità della Germania – soprattutto, garantire la stabilità fiscale e i limiti sull'importo del debito sovrano detenuto dalle banche – aiutando allo stesso tempo ad alleggerire l'onere dell'Italia di proteggere il confine esterno con l'Ue e ammettere i rifugiati. Con un tale approccio, forse il 2017 potrebbe davvero diventare un punto di svolta per l'Europa.