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Come si combatte la corruzione?

LONDRA – La corruzione è una piaga globale che può essere talmente radicata nei paesi da far sembrare impossibile riuscire a combatterla. Lo scorso gennaio, l’organizzazione internazionale non governativa Transparency International ha pubblicato il suo Indice di percezione della corruzione, nel quale si sottolinea che il problema “continua a essere un flagello per il mondo intero”.

Il Fondo monetario internazionale ha recentemente avvertito l’Ucraina della possibilità di un taglio del pacchetto di aiuti da 40 miliardi di dollari destinato al paese per il timore che funzionari corrotti possano sottrarre o dilapidare i fondi. E durante la sua recente visita in Messico, Papa Francesco ha invitato i leader del paese, molti dei quali (compresi il presidente e la moglie) sono invischiati in scandali legati al conflitto di interessi, a combattere la corruzione endemica.

Ma un cambiamento è possibile, e questo lo dimostra quanto accaduto nel governo d’impresa negli ultimi due anni. Nemmeno un decennio fa, le aziende erano governate da un numero ristretto di persone, chiuse in un’ermetica “stanza dei bottoni”, la cui autorità sembrava intoccabile. L’attivismo degli azionisti, un movimento formato da persone che la pensavano diversamente, era considerato un fastidio e nulla più che un gruppo di buonisti sognatori che non sarebbe riuscito a cambiare una virgola. L’unica cosa che importava, sostenevano i “realisti”, era il rendimento sul capitale investito, a prescindere dal prezzo che avrebbero dovuto pagare le persone, il pianeta, o le economie.

I realisti si sbagliavano. Dall’inizio dell’anno, Warren Buffett, gestore del fondo Berkshire Hathaway, e Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan Chase, hanno tenuto vari incontri con altri esponenti del mondo del business per discutere come migliorare il governo d’impresa. Il primo febbraio, Laurence Fink, amministratore delegato della società d’investimento BlackRock, ha indirizzato una lettera ad alcune delle più importanti aziende a livello mondiale, in cui lancia un monito severo contro la predilezione per il breve termine e chiede loro di formulare piani strategici chiari.