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La sinistra giusta per l’Europa

ATENE – Il referendum del Regno Unito sull’uscita o meno dall’Unione europea ha creato degli strani riavvicinamenti e degli scontri ancora più peculiari. In seguito ai conflitti interni dei Tories, lo scisma  dei conservatori ha attirato molta attenzione, ma un divario simile (per fortuna più civile) si è verificato anche dalla mia parte, ovvero la sinistra.

Dopo aver condotto la mia campagna contro l’uscita dall’UE per diversi mesi in Inghilterra, Galles, Irlanda del Nord e Scozia, è stato inevitabile aver attirato critiche da parte dei sostenitori di sinistra della “Brexit” , o “Lexit” come è poi stata ribattezzata.

I sostenitori della “Lexit” hanno rifiutato l’appello da parte del DiEM25 (il Movimento per la democrazia in Europa lanciato a Berlino a febbraio) per la creazione di un movimento paneuropeo volto a cambiare l’UE dall’interno, sostenendo che il ripristino di una politica progressista comporti necessariamente l’uscita da un’UE incorregibilmente neoliberale. La sinistra aveva evidentemente bisogno del dibattito che è nato di conseguenza. 

Molti esponenti di sinistra disdegnano la facile resa di altri della loro parte politica al presupposto secondo cui la globalizzazione ha reso gli stati nazione irrilevanti. Se da un lato è vero che gli stati nazione sono diventati più deboli, dall’altro non si dovrebbe mai confondere il potere con la sovranità.