12

La non soluzione del 4%

PARIGI – Da qualche tempo, ormai, aleggia la preoccupazione che i banchieri centrali abbiano "esaurito le cartucce" a disposizione. Dopo aver abbassato i tassi fino a sfiorare lo zero, infatti, hanno proposto misure sempre più stravaganti, come il "quantitative easing" e la "forward guidance". Vista la nebbia in cui si è ritrovata immersa l'attività economica reale per via della crisi finanziaria, è difficile stabilire in maniera conclusiva se tali riforme siano state efficaci o meno. È chiaro, però, che deve esserci un modo migliore per fare le cose.

Non c'è più ragione di lasciare che il vincolo "zero bound" sui tassi d'interesse nominali continui a ostacolare la politica monetaria. Una soluzione semplice ed elegante può essere quella di passare gradualmente al denaro elettronico, grazie al quale poter pagare gli interessi positivi e negativi con un semplice click. E visto che la moneta cartacea – in particolare le banconote di grosso taglio – è forse più un male che un bene, la modernizzazione valutaria avrebbe dovuto realizzarsi già da tempo. Utilizzando una moneta elettronica, le banche centrali potrebbero continuare a stabilizzare l'inflazione esattamente come fanno adesso. (Willem Buiter, capo economista di Citigroup, ha suggerito diversi modi per aggirare i limiti della cartamoneta, ma eliminarla resta la soluzione più facile.)

Una seconda idea, meno elegante, è che le banche centrali portino il tasso programmato di inflazione dall'odierno 2%, considerato la norma, a un valore superiore, ma pur sempre contenuto, pari al 4%. L'idea di aumentare in modo permanente gli obiettivi di inflazione al 4% è stata espressa per la prima volta in un documento interessante e illuminante firmato da Olivier Blanchard, capo economista del FMI, ed è stata appoggiata da altri studiosi, tra cui, più di recente, Paul Krugman. Purtroppo, forse il problema più insormontabile è attuare una transizione verso il nuovo obiettivo che sia tanto graduale quanto convincente.

Quando Blanchard ha esposto questa idea per la prima volta ero incuriosito ma anche scettico. Intendiamoci, due anni prima, all'inizio della crisi finanziaria, io stesso avevo suggerito di portare l'inflazione al 4% o più per un periodo di alcuni anni al fine di ridurre l'eccesso di debito e accelerare l'aggiustamento dei salari. Ma c'è un'enorme differenza tra aumentare temporaneamente l'inflazione per affrontare una crisi e scardinare prospettive a lungo termine.