22

L’enigma dell’innovazione

NEW YORK – In tutto il mondo c’è un forte entusiasmo per le innovazioni tecnologiche simbolizzate da Silicon Valley. In tale ottica, l’ingenuità dell’America rappresenta il suo vero vantaggio comparativo, che altri tentano di imitare. Ma resta un nodo da sciogliere: è difficile rilevare i vantaggi di questa innovazione nelle statistiche del Pil.

Ciò che avviene oggi è analogo agli accadimenti di alcuni decenni fa, all’inizio dell’era dei personal computer. Nel 1987 l’economista Robert Solow – insignito del Premio Nobel per il suo pionieristico lavoro sulla crescita – lamentava che “l’era informatica si manifestava dappertutto meno che nelle statistiche sulla produttività”. Possono essere diverse le spiegazioni in merito.

 1972 Hoover Dam

Trump and the End of the West?

As the US president-elect fills his administration, the direction of American policy is coming into focus. Project Syndicate contributors interpret what’s on the horizon.

Forse il Pil non coglie realmente i miglioramenti negli standard di vita generati dall’innovazione nell’era informatica. O forse questa innovazione è meno significativa di quanto credano gli entusiasti. Come è emerso, c’è qualcosa di vero in entrambe le prospettive.

Si pensi a come alcuni anni fa, poco prima del collasso di Lehman Brothers, il settore finanziario si vantasse della sua capacità di innovazione. Dato che le istituzioni finanziarie attiravano i migliori e i più brillanti da tutto il mondo, non si poteva sperare nulla di diverso. Ad un’indagine più attenta, però, divenne chiaro che gran parte di questa innovazione implicasse concepire modi migliori di imbrogliare gli altri, manipolare i mercati senza essere beccati (almeno per un lungo periodo) e sfruttare la forza dei mercati.

In questo periodo, quando le risorse fluivano in questo settore “innovativo”, la crescita del Pil era notevolmente inferiore che nei periodi precedenti. Anche nei momenti migliori non si tradusse in un incremento degli standard di vita (se non per i banchieri), e alla fine portò alla crisi da cui solo ora ci stiamo riprendendo. Il contributo sociale netto di tutta questa “innovazione” fu negativo.

In modo analogo, la bolla dot-com che ha preceduto questo periodo fu marcata dall’innovazione – i siti web attraverso i quali si potevano ordinare cibi per cani e bibite online. Quest’era almeno lasciò in eredità gli efficienti motori di ricerca e la fibra ottica. Ma non è cosa semplice valutare come il risparmio di tempo dettato dallo shopping online o il risparmio in termini di costi derivante dalla maggiore concorrenza (per la facilità di confronto dei prezzi online) incida sul nostro standard di vita.

Due punti devono essere chiari. Il primo è che la redditività di un’innovazione forse non è il parametro giusto per calcolare il suo contributo netto sulla nostra qualità della vita. Nella nostra economia del “vincitore prende tutto”, una società innovatrice che sviluppa un migliore sito web per gli acquisti online e la consegna di cibo per cani può attirare chiunque nel mondo utilizzi internet per ordinare cibo per cani, facendo enormi profitti. Ma senza il servizio di consegna, molti di questi profitti sarebbero semplicemente andati ad altri. Il contributo netto del sito web alla crescita economica potrebbe di fatto essere relativamente esiguo.

Inoltre, se un’innovazione, come gli sportelli ATM nel settore bancario, porta a una maggiore disoccupazione, nessuno dei costi sociali – né la sofferenza di coloro che vengono licenziati né i pesanti costi fiscali per il pagamento dei sussidi di disoccupazione a loro destinati – si riflette nella redditività delle aziende. In modo analogo, il nostro parametro Pil non riflette il costo della forte insicurezza percepita dai cittadini che rischiano di perdere il lavoro. E inoltre non rispecchia in modo preciso il miglioramento nel benessere societario risultante dall’innovazione.

In un mondo più semplice, dove l’innovazione significava semplicemente la riduzione dei costi di produzione, ad esempio, di un’auto, era semplice stimare il valore dell’innovazione in sé. Ma quando l’innovazione incide sulla qualità di un’automobile, il compito diventa decisamente più arduo. E ciò è ancora più apparente in altri scenari: come possiamo valutare in modo accurato il fatto che, grazie ai progressi fatti in campo medico, la chirurgia cardiovascolare riesca ad ottenere migliori risultati oggi che in passato, portando a un significativo incremento dell’aspettativa di vita e della qualità della vita?

Non si può non pensare che, alla fine, il contributo delle recenti innovazioni tecnologiche alla crescita a lungo termine negli standard di vita possa essere sostanzialmente inferiore a quanto sostengono gli entusiasti. Sono stati profusi molti sforzi intellettuali nell’escogitare modalità migliori per massimizzare i budget destinati alla pubblicità e al marketing – individuando i clienti, soprattutto i potenziali acquirenti del prodotto. Ma gli standard di vita avrebbero potuto crescere di più se tutto questo talento innovativo fosse stato allocato in una ricerca più profonda, o in una ricerca più applicata che avrebbe potuto condurre a nuovi prodotti.

Certo, l’essere più connessi gli uni agli altri, tramite Facebook o Twitter, ha il suo valore. Ma come possiamo confrontare queste innovazioni con quelle come il laser, il transistor, la macchina di Turing e la mappatura del genoma umano, che hanno portato tutte un’ondata di prodotti rivoluzionari?

Fake news or real views Learn More

Possiamo comunque tirare un sospiro di sollievo. Anche se non sappiamo quanto le recenti innovazioni tecnologiche stiano contribuendo al nostro benessere, almeno sappiamo che, diversamente dall’ondata di innovazioni finanziarie che hanno segnato l’economia globale pre-crisi, l’effetto è positivo.

Traduzione di Simona Polverino