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Il bivio dell’eurozona

PARIGI – Con l’avvicinarsi del 2014, i mercati finanziari si sono tranquillizzati ed i politici europei hanno tirato un sospiro di sollievo. Ma i problemi fondamentali che hanno portato alla crisi dell’euro negli ultimi quattro anni non sono stati risolti ed è giunto il tempo di affrontarli. Così almeno sostengono due importanti pubblicazioni recenti; la prima del Glienicker Gruppe, un gruppo bipartisan di economisti, avvocati e analisti politici tedeschi, e la seconda di Ashoka Mody, ex funzionario del Fondo Monetario Internazionale che lavora ora presso l’Università di Princeton e il think tank europeo Bruegel.

A parte l’urgenza di agire, gli autori concordano in realtà su pochi altri concetti. Il gruppo tedesco sostiene che, per sopravvivere, l’euro abbia bisogno di un’unione politica con un budget comune. Mody afferma invece che negli ultimi cinquant’anni i piani federalisti dell’Unione europea sono stati solo fonte di delusione e che l’unico modo per progredire è quello di abbandonare gli sforzi di Bruxelles mirati ad armonizzare le politiche nazionali e di perseguire invece l’idea di un’unione decentralizzata.

La premessa condivisa da entrambi è in effetti giusta: la condiscendenza relativa alla crisi dell’euro continua ad essere fuorviante, mentre le correzioni finora apportate non sono sufficienti a garantire una stabilità durevole e la tregua momentanea dovrebbe essere pertanto utilizzata per delineare l’architettura permanente dell’unione. Inoltre, l’arrivo di un governo di coalizione bipartisan in Germania, insieme alla nomina di una nuova amministrazione europea dopo le elezioni parlamentari europee a maggio, aprono un varco a nuove idee.

Il disaccordo tra le due pubblicazioni è di natura politica e non economica. Il Glienicker Gruppe afferma che un’unione monetaria stabile abbia bisogno di un meccanismo di trasferimento per ammortizzare eventuali forti recessioni economiche e di un governo legittimo per garantire che la democrazia e lo stato di diritto prevalgano sempre e in tutti i paesi. A loro avviso, l’UE è andata oltre la soglia d’integrazione al di sotto della quale gli stati membri potevano comportarsi in modo indipendente. Il grado d’interdipendenza creato dall’euro richiede ora degli strumenti commisurati per gestire i beni pubblici comuni. In base alla loro teoria inoltre, l’eurozona non può permettersi un governo neo fascista in qualunque stato membro e per evitarlo è necessario usare sia la carota (ovvero i meccanismi di trasferimento) che il bastone (ovvero i poteri sovranazionali).