Perché un mercato mondiale dei brevetti è necessario

NEW YORK – Se i sistemi brevettuali nazionali dei paesi sviluppati e in via di sviluppo fossero integrati nel sistema commerciale, il risultato sarebbe un maggior livello di specializzazione tra gli inventori e, di conseguenza, un’innovazione tecnologica e una crescita della produttività più rapide. Invece, in base alle disposizioni attuali, gli stati membri dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) non rispettano i diritti legali degli inventori stranieri sulle proprie innovazioni. Oggi più che mai, il mondo ha bisogno di un nuovo quadro di riferimento commerciale per favorire lo scambio di idee tra paesi.

La crescita economica è essenzialmente determinata dalla crescita della produttività che, a sua volta, è determinata dalla creazione di nuove tecnologie. Nel mondo odierno, tali innovazioni saranno sempre più sviluppate grazie al coordinamento tra inventori di aziende e paesi diversi. Tuttavia, la crescita della produttività è fiacca da oltre cinquant’anni, e questo soprattutto a causa di lacune nelle norme commerciali, di una forma di mercantilismo della proprietà intellettuale in  forma di “trasferimenti forzati di tecnologia”, e dell’indebolimento dei sistemi brevettuali nazionali. Questi fattori hanno tagliato fuori gli inventori locali. Il contesto attuale ammette solo soggetti potenti, escludendo di fatto milioni di idee dai mercati globali.

Appare chiaro, dunque, che serve una strategia più improntata alla cooperazione. Da parte nostra, riteniamo che un quadro di riferimento per lo scambio transfrontaliero di tecnologie basato sulla tutela brevettuale e su meccanismi di controllo possa contribuire a sprigionare la creatività delle economie sviluppate e in via di sviluppo. Con le giuste regole, un mercato per le tecnologie brevettate aperto e non discriminatorio – come previsto dalla Convezione di Parigi per la protezione della proprietà industriale del 1883 – creerebbe incentivi per una maggiore collaborazione tra i diversi paesi. 

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