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Silicon Valley o un “Monte di Domanda”?

BELLEVUE, WASHINGTON – Tutti vogliono sapere come costruire la prossima Silicon Valley: un polo di innovazione in grado di attirare talenti e capitali, e creare posti di lavoro, aziende ed intere nuove industrie. I governi dei paesi sviluppati lottano per sovvenzionare la tecnologia che potrebbe essere la Prossima Grande Cosa. I politici dei mercati emergenti sperano che l’offerta di incentivi come agevolazioni fiscali e terreni gratuiti inducano gli innovatori a localizzarsi e prosperare presso di loro. Ma alla maggior parte di questi programmi dalle buone intenzioni manca un ingrediente fondamentale: la domanda.

La domanda di innovazione in comparti tecnologici specifici è stata la forza comune dietro tutti i punti caldi dell’high-tech, così come alle invenzioni più importanti. Innovazioni tecnologiche fondamentali, come gli antibiotici e le auto, hanno risposto ad un bisogno impellente sentito da un numero enorme di consumatori. Progetti governativi come il programma Apollo degli Stati Uniti - destinato a portare l’uomo sulla luna - ha trainato la domanda per tecnologie più semplici (che sono semplicemente le invenzioni che nessuno ha ancora richiesto).

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La stessa Silicon Valley è stata costruita sulla domanda. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha investito decine di miliardi di dollari in contratti per il settore della microelettronica, un impegno che ha sia ripagato il rischio degli innovatori, che creato un quadro infrastrutturale in grado di sostenere la crescita di start-up.

La domanda, però, non è sempre la stessa, ed è istruttivo esaminare le differenze.

La domanda sostenuta dai consumatori o dal mercato -il genere a cui pensa la maggior parte di noi quando sentiamo questa parola - è molto meno prevedibile, e quindi molto più rischiosa, rispetto alla domanda sponsorizzata dallo stato come quella che ha fatto atterrare l’uomo sulla luna. Le aziende che dipendono esclusivamente dall’attrattiva commerciale dei loro prodotti sono vincolate rispetto alle tipologie di innovazioni che possano introdurre in modo sicuro, perché se uno dei loro prodotti fallisce sul mercato, non possono sopravvivere per fabbricarne un altro. Questo è particolarmente vero per le start-up e le piccole imprese – proprio quegli attori che tutti sperano appaiano sulla scena nella prossima ondata di “nuove Silicon Valley”.

Fortunatamente, con la sponsorizzazione di iniziative mirate, di lungo termine, i governi possono stimolare una domanda più prevedibile. Il programma Apollo ha dato agli innovatori degli obiettivi chiaramente definiti e un piano d’azione per arrivarci: in primo luogo mettere in orbita gli animali, poi inviarvi le persone, quindi spedire delle sonde sulla luna, infine inviarvi le persone.

Cosa altrettanto importante, il governo ha offerto dei premi per i progressi intermedi, non solo per il successo finale. Mandare una scimmia nello spazio poteva non essere il risultato più entusiasmante da conseguire, ma il governo pagava per farlo, quindi si è realizzato. Un governo intelligente crea una domanda garantita, non solo per la soluzione in se stessa, ma per i passi lungo la strada.

L’accoppiare tappe tecniche intermedie con incentivi garantiti consente alle aziende di concentrarsi su problemi la cui soluzione potrebbe richiedere dieci anni o più. Questo motiva anche gli innovatori appartenenti a diverse industrie a farsi carico di problemi complessi, che devono essere affrontati da più di un tipo di invenzione. L’iniziativa microelettronica del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha richiesto non solo nuovi materiali e circuiti, ma anche nuovi metodi di fabbricazione. Con lo schema dei premi, questi sforzi potrebbero essere coordinati, piuttosto che perseguiti in maniera isolata.

Diversamente dalla domanda guidata dal mercato, che troppo spesso si traduce nella dinamica del “vincitore che prende tutto”, quella sostenuta dallo stato crea un ambiente in cui molteplici soluzioni a problemi tecnici possono proliferare e coesistere. I pionieri della microelettronica hanno provato molte strategie per soppiantare i tubi a vuoto, e ci hanno consegnato una serie di semiconduttori e disegni di chip: germanio, silicio, alluminio, arseniuro di gallio, PNP, NPN, CMOS, e così via. Alcuni di queste attività di ricerca non sono mai state implementate, ma molte hanno trovato la propria via in dispositivi specialistici. La differenziazione delle opzioni ne ha consentito l’adozione diffusa, spianando la strada alla rivoluzione digitale.

Come per il programma di microelettronica, gli incentivi statali non devono rendere la strada del tutto lineare verso il successo commerciale. Ad un certo punto, le aziende saranno pronte a vendere i prodotti, e la domanda di mercato sarà in grado di subentrare. Nel 1962, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti era l’unico cliente dei circuiti integrati, ma dalla fine del decennio, frotte di consumatori acquistavano radio a transistor e calcolatrici tascabili.

Allo stesso modo, la domanda sponsorizzata dallo stato non dovrebbe assumere la forma di sovvenzioni a tecnologie o aziende specifiche, il governo non deve puntare i soldi dei contribuenti su iniziative particolari. Dato per assunto che il rischio appartiene ai venture capitalist e agli altri soggetti finanziari, e non ai funzionari pubblici. Ma, non c’è rischio ad offrire un contratto per un lavoro ben fatto: non vi è alcuna vincita se il problema rimane irrisolto.

E quegli esborsi sono modesti rispetto alle attività di ricerca e di sviluppo che vanno a stimolare. Un programma che offre premi di 1-5 miliardi di dollari per contratti o impegni di implementazione sono in grado di generare più volte tale valore nel settore privato di R & S. Gli innovatori ed i loro investitori sono disposti a scommettere fortemente su queste opportunità, perché sanno che l’eventuale ricompensa in termini di entrate da parte di una base globale di clienti supera di gran lunga l’investimento iniziale. Il che fa della domanda sponsorizzata dallo stato un meccanismo molto efficiente per la generazione di innovazione.

A causa dell’effetto moltiplicatore, piccoli governi e piccoli stati, ed anche grandi città, possono sponsorizzare con successo il tipo di domanda che alimenta un centro di innovazione di livello mondiale. Alcuni paesi scandinavi, alcune province cinesi, e la città-stato di Singapore, per esempio, sono posizionate in modo ottimale per sperimentare questo approccio.

Alcuni anni fa, ho calcolato quante unità di prodotto si dovrebbero vendere per lanciare una tecnologia. Il numero è in realtà abbastanza modesto: se siete in grado di muovervi tra le 100 mila e un milione di unità di un dato prodotto dirompente, potete stabilire gli standard tecnologici per quella categoria e nel tempo diventare leader mondiali di una nuova industria. La sponsorizzazione del governo assicura che un certo numero di persone adotterà il vostro prodotto. All’inizio, non è necessario che siano tanto numerose.

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I pianificatori economici e politici a caccia delle tracce di “nuove Silicon Valley”, stanno imparando che non sono sempre in grado di replicare i meccanismi della cultura e della finanza imprenditoriale che fioriscono lì adesso. Ma hanno dimenticato come è iniziato il tutto: una domanda garantita, che stimola il più ambizioso tipo di innovazione.

La lezione è semplice: Non cercare di costruire un’altra Silicon Valley. Invece, costruire una “Monte di Domanda”, e gli innovatori arriveranno.