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Spettatori innocenti

SANTIAGO – Se di questi tempi prendete un taxi a San Paolo, scoprirete un traffico esasperante e le strade disordinate di una metropoli dei paesi emergenti. Ma quando arriverà il momento di pagare la corsa, vi sembrerà di essere a Boston, Lussemburgo o Zurigo: il valore del real brasiliano, così come le valute di molti mercati emergenti, è elevato e potrebbe crescere ancora.

Le monete forti fanno i paesi forti: questo sosteneva un policymaker americano. Molti esportatori dei paesi emergenti, che lottano per trattenere i clienti nei vacillanti mercati americani ed europei, la pensano diversamente.

Per decenni i paesi in via di sviluppo hanno sognato uno stato di completa beatitudine fatto di prezzi esorbitanti delle commodity e tassi di interesse internazionali bassissimi. Ma i ministri delle finanze di Lima, Bogotà, Pretoria o Giacarta avrebbero forse dovuto fare maggiore attenzione a ciò che desideravano. Il problema? Un’invasione di flussi di capitale a breve termine che fuggono dai paesi avanzati con una crescita lenta e bassi tassi di interesse.

Durante il meeting tenutosi lo scorso mese a Calgary, in Canada, la Inter-American Development Bank ha riportato che nel 2010 sono entrati 266 miliardi di dollari nei sette maggiori paesi dell’America Latina, rispetto ai circa 50 miliardi pervenuti in media, all’anno, tra il 2000 e il 2005. D’altra parte, solo il 37% degli afflussi di denaro nel 2006 era “hot money”, ossia capitali liquidi che si spostano rapidamente da un paese all’altro, mentre lo scorso anno tali afflussi rappresentavano il 69% del totale.