Mahmoud Zayyat/AFP/Getty Images

Come aiutare il Medio Oriente

BEIRUT – Oggi in Libano sono visibili tutti i sintomi del caos che caratterizza il Medio Oriente attuale. I rifugiati appena giunti dalla Siria e dall’Iraq si sono sommati ai rifugiati palestinesi che da tempo risiedono nel paese. Da due anni il Libano è senza presidente, e questo perché le fazioni politiche rivali, riflettendo la crescente ostilità tra i loro sostenitori iraniani e sauditi, stanno indebolendo la governance interna. La corruzione politica è dilagante, e non sempre la spazzatura viene raccolta.      

Ma il Libano dà anche segni di voler reagire. Investitori e imprenditori avviano nuove imprese pur se ciò implica notevoli rischi. Gruppi della società civile propongono e attuano iniziative di pubblica utilità. I rifugiati vanno a scuola. Gli avversari politici collaborano allo scopo di contenere i rischi per la sicurezza, mentre i leader religiosi invitano alla convivenza pacifica e alla tolleranza. 

La capacità di resilienza del Libano deve molto al ricordo di una guerra civile assai dolorosa (1975-1990). Al contrario, le diverse esperienze nel resto della regione, caratterizzate da una lunga tradizione di governi dispotici e sofferenze ignorate, hanno solo contribuito a fomentare conflitti. Siria, Iraq e Yemen sono oggi paesi dilaniati dalla guerra, mentre la sempre più difficile situazione dei palestinesi continua ad alimentare il risentimento nell’opinione pubblica araba e musulmana. In un simile vortice, non possono che fiorire nuovi gruppi radicali con mire transnazionali.      

To continue reading, please log in or enter your email address.

Registration is quick and easy and requires only your email address. If you already have an account with us, please log in. Or subscribe now for unlimited access.

required

Log in

http://prosyn.org/T11iyGQ/it;