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Come combattere la stagnazione secolare

MILANO – La maggior parte del mondo, in particolare le economie avanzate, si è impantanata in una situazione di crescita del Pil lenta e in declino negli ultimi anni, portando molti a domandarsi se ciò stesse diventando una condizione semi permanente – la cosiddetta “stagnazione secolare”. La risposta probabilmente è sì, ma la domanda manca di precisione e pertanto ha un’utilità limitata. Ci sono, dopo tutto, diversi tipi di forze che potrebbero soffocare la crescita, le quali non tutte sono fuori dal nostro controllo.

Certamente, ci sono motivi fondati per cui molti elementi negativi che distruggono la crescita sarebbero difficili, se non impossibili, da contrastare nel breve termine senza mettere a repentaglio la crescita futura e la stabilità. Il risultato di tali condizioni persistenti può essere chiamato “stagnazione secolare uno” (SS1).

Aleppo

A World Besieged

From Aleppo and North Korea to the European Commission and the Federal Reserve, the global order’s fracture points continue to deepen. Nina Khrushcheva, Stephen Roach, Nasser Saidi, and others assess the most important risks.

Il primo segnale che stiamo sperimentando una SS1 è legato alla tecnologia. Se, come afferma l’economista Robert Gordon, stiamo sperimentando un rallentamento dell’innovazione tecnologica volta a rafforzare la produttività, la crescita potenziale a lungo termine sarebbe limitata. Ma anche se l’innovazione non ha subito un forte calo o non ha assistito a una nuova ripresa nell’immediato, l’adattamento strutturale e i cambiamenti comportamentali necessari per trarre vantaggio dagli aumenti di produttività impiegheranno del tempo.

Una seconda condizione a sostegno dell’SS1 è radicata nell’impatto dell’incertezza amplificata –in material di crescita, sicurezza sul lavoro, politica e regolamenti e molti altri sviluppi che potrebbero interessare qualunque fattore – sugli investimenti e i consumi. Le persone semplicemente non sanno se i loro governi stiano per cominciare a fare progressi nel combattere la pressione deflazionistica, contrastare la crescente disuguaglianza, affrontare la frammentazione sociale e politica e ristabilire la crescita economica e l’occupazione.

Dal momento che difficilmente sarà garantita la domanda futura, gli investimenti privati stanno calando in molti paesi, compresa, in tempi recenti, la Cina. Lo stesso avviene per i consumi delle famiglie, in particolare nelle economie avanzate, dove un’ampia parte dei consumi è opzionale (ad esempio, sostituire i beni di consumo durevoli, viaggiare e mangiare al ristorante). Considerato quanto ha impiegato l’economia statunitense, ad esempio, a riprendersi del tutto dalla Grande Depressione– fino alla Seconda Guerra mondiale, quando il governo è subentrato a gran parte del lato della domanda dell’economia – sembra che un’inversione di tali tendenze non arriverà nell’immediato.

Il terzo segno che siamo bloccati in una SS1 è il debito. Le famiglie, le aziende, le istituzioni finanziarie e i governi stanno tutti facendo i conti con i vincoli di bilancio, che, verosimilmente, stanno ostacolando gli investimenti e la spesa, stanno contribuendo ad aumentare i risparmi e creano un contesto ampiamente deflazionistico.

Le azioni volte a sostenere il deleverage e a ripristinare il bilancio – come il riconoscimento delle perdite, la svalutazione degli asset e la ricapitalizzazione delle banche – portano benefici a lungo termine ma costi nel breve termine. Infatti, il ripristino del bilancio impiega del tempo, soprattutto nel settore privato, e produce un inevitabile freno sulla crescita.

Il quadro è alquanto cupo. Ma c’è dell’altro, come mostra un’altra, più precisa, domanda: c’è una serie di risposte politiche che potrebbero, nel tempo, aumentare il livello e la qualità della crescita? Qui, la risposta sembra essere ancora una volta sì, suggerendo che siamo di fronte a un altro tipo di stagnazione secolare – chiamata “stagnazione secolare due” (SS2) – che è dettata dalla nostra incapacità o inabilità a implementare il giusto mix politico.

Un elemento chiave di tale combinazione di politiche si concentrerebbe sulla lotta crescente alla disuguaglianza. Mentre le forze che alimentano questa tendenza - in particolare, la globalizzazione e il progresso della tecnologia digitale - saranno difficili da contrastare pienamente, i loro effetti negativi possono essere attenuati attraverso la redistribuzione tramite i sistemi fiscali e previdenziali. Dal momento che le economie subiscono trasformazioni strutturali prolungate, gli individui e le famiglie hanno bisogno di risorse per investire in nuove competenze.

Inoltre, la politica monetaria, che si sta assumendo gran parte del peso della ripresa dopo la crisi economica del 2008, deve essere ripensata. Il fatto è che anni di tassi di interesse e massiccio allentamento quantitativo non hanno aumentato la domanda aggregata a sufficienza, tanto meno hanno ridotto le forze deflazionistiche in modo adeguato.

Ma alzare i tassi di interesse comporta unilateralmente gravi rischi, perché in un ambiente caratterizzato da una restrizione della domanda, i tassi di interesse più elevati attraggono gli afflussi di capitale, facendo aumentare così il tasso di cambio e minando la crescita nelle parti negoziabili dell'economia. Detto questo, i policymaker dei paesi avanzati dovrebbero prendere in considerazione l'imposizione di alcuni controlli sui loro conti di capitale (come fanno le economie emergenti di successo) - una mossa che faciliterebbe approcci più indipendenti e su misura per uscire dalla repressione finanziaria.

Una terza priorità dovrebbe essere quella di rafforzare le risposte fiscali, soprattutto per quanto riguarda gli investimenti del settore pubblico. L’Europa, in particolare, sta pagando un prezzo alto per non utilizzare sufficientemente la sua capacità fiscale - una decisione che è stata guidata dalla impopolarità politica del debito e dai trasferimenti fiscali. Sotto le giuste condizioni, i bilanci dei fondi pensione e dei fondi sovrani potrebbero anche essere sfruttati per finanziare gli investimenti.

Ci sono molte altre aree nelle quali i paesi possono avere bisogno di prendere in considerazione le riforme. Queste includono la politica fiscale, l'uso inefficiente o improprio di fondi pubblici, gli ostacoli ai cambiamenti strutturali nei mercati dei prodotti e dei fattori produttivi, e disallineamenti tra la portata delle istituzioni finanziarie globali e la capacità dei bilanci degli stati sovrani a intervenire in caso di difficoltà finanziarie.

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La stagnazione secolare uno renderà molto più difficile affrontare la stagnazione secolare due. In realtà, sembra che nemmeno le risposte politiche nazionali e internazionali saranno sufficienti per eliminare il rischio che la domanda e la crescita rimarranno contenute per un periodo prolungato. Ma non c'è motivo per ritardare l'azione nei settori in cui la politica può fare la differenza. Proprio come le nostre scelte politiche del passato hanno contribuito a generare la SS1 che ci troviamo di fronte oggi, la mancata attuazione di politiche volte ad affrontare la SS2 potrebbe creare una situazione molto più intrattabile e potenzialmente instabile domani.

Traduzione di Rosa Marseglia