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Gli obiettivi dell’Iran nel 2014

TEHERAN – Durante la mia campagna elettorale per diventare presidente dell’Iran ho promesso di bilanciare il realismo e il conseguimento degli ideali della Repubblica islamica – e ho ottenuto il supporto degli elettori iraniani con un ampio margine. In virtù del mandato popolare che ho ricevuto, intendo portare avanti il mio impegno a favore della moderazione e del buonsenso, che ora sta guidando tutte le politiche del mio governo. Questo impegno ha portato direttamente all’accordo internazionale provvisorio raggiunto a novembre a Ginevra sul programma nucleare dell’Iran. E continuerà a guidare le nostre decisioni nel 2014.

In effetti, in termini di politica estera, il mio governo sta abbandonando gli approcci estremi. Cerchiamo relazioni diplomatiche efficaci e costruttive e puntiamo a instaurare una fiducia reciproca con i paesi vicini e con altri soggetti regionali e internazionali, così consentendo di orientare la nostra politica estera verso lo sviluppo economico in patria. A tal scopo lavoreremo duramente per eliminare le tensioni nelle nostre relazioni estere e rafforzare i nostri legami con partner nuovi e tradizionali. Questo approccio richiede ovviamente consenso a livello nazionale e trasparenza degli obiettivi – due processi attualmente in corso.

Erdogan

Whither Turkey?

Sinan Ülgen engages the views of Carl Bildt, Dani Rodrik, Marietje Schaake, and others on the future of one of the world’s most strategically important countries in the aftermath of July’s failed coup.

Se da un lato eviteremo confronti e antagonismo, dall’altro perseguiremo attivamente i nostri interessi più ampi. Ma, considerato il mondo sempre più interconnesso e interdipendente, le sfide possono essere affrontare solo con l’interazione e con una cooperazione attiva tra stati. Nessun paese – incluse le grandi potenze – può affrontare da solo le sfide che incontra.

La rapida crescita di recupero o “catch-up growth” delle economie in via di sviluppo ed emergenti suggerisce che il loro peso economico aggregato sta per superare quello del mondo avanzato. I paesi in via di sviluppo ed emergenti di oggi rappresenteranno con tutta probabilità quasi il 60% del Pil mondiale entro il 2030, in rialzo dal 40% del 2000, consentendo loro di rivestire un ruolo maggiore sulla scena mondiale.

In un tale periodo di transizione, l’Iran può potenziare il suo ruolo globale. Le elezioni quest’anno, in cui quasi il 75% degli elettori aventi diritto è accorso alle urne, hanno mostrato come la nostra democrazia religiosa stia maturando. L’antica cultura e civiltà dell’Iran, la lunga continuità statale, la posizione geopolitica, la stabilità sociale in mezzo alle rivolte regionali e una gioventù ben istruita ci consentono di guardare al futuro con fiducia e aspirano ad assumere un maggiore ruolo globale che spetta alla nostra gente – un ruolo che nessun soggetto nella politica globale può ignorare.

Stiamo altresì considerando come ricostruire e migliorare le nostre relazioni bilaterali e multilaterali con i paesi dell’Europa e del Nord America sulla base del reciproco rispetto. Per fare questo occorre allentare le tensioni e implementare un ampio approccio che includa legami economici.

Possiamo iniziare evitando nuove tensioni nelle relazioni tra Iran e Stati Uniti e, allo stesso tempo, sforzarci per eliminare le tensioni ereditate che continuano a deturpare le relazioni tra i nostri paesi. Mentre potrebbero non riuscire a dimenticare la sfiducia e il sospetto che hanno animato il pensiero degli iraniani sui governi americani negli ultimi 60 anni, ora dobbiamo focalizzarci sul presente e guardare al futuro. Significa andare oltre la politica meschina e guidare, più che seguire, i gruppi di pressione nei nostri paesi.

Nella nostra visione, cooperare su questioni di reciproco interesse e timore contribuirebbe anche ad allentare le tensioni nella nostra regione. Significa contrastare coloro che negli Usa e nella nostra regione cercano di distogliere l’attenzione internazionale dalle questioni in cui sono direttamente coinvolti ed evitare che l’Iran rafforzi il suo status regionale. Facendo scemare le prospettive per un accordo negoziato permanente sul nostro programma nucleare, un tale comportamento aumenta la probabilità che il confronto Iran-Usa continui anche in futuro.

La nostra regione sta affrontando più che mai il settarismo, la discriminazione e nuovi potenziali terreni fertili per l’estremismo e il terrorismo. Allo stesso tempo il recente uso di armi chimiche in Siria potrebbe ossessionare la gente della regione per molti anni. Crediamo che, in tali circostanze, una voce di moderazione nella regione potrebbe incidere sul corso degli eventi in modo costruttivo e positivo.

Non v’è dubbio che le rivolte scoppiate nei paesi vicini si ripercuotano sugli interessi di molti soggetti regionali e globali, che devono agire in concerto per garantire la stabilità a lungo termine. L’Iran, in quanto principale potenza della regione, è totalmente preparata a muoversi in questa direzione, senza lesinare sforzi per trovare delle soluzioni. Coloro che descrivono l’Iran come una minaccia e quindi tentano di minare la sua credibilità regionale e globale dovrebbe smettere di farlo – nell’interesse della pace e della tranquillità nella regione e non solo.

Sono rimasto profondamente turbato per la tragedia umanitaria avvenuta in Siria e dall’enorme sofferenza che la popolazione siriana subisce da quasi tre anni. Rappresentando un popolo che ha vissuto l’orrore delle armi chimiche, il mio governo ha fortemente condannato l’uso nel conflitto siriano. Sono anche preoccupato per il fatto che parti del territorio siriano siano diventate terreno fertile per le ideologie estremiste e punti di concentrazione dei terroristi, fatto che rievoca la situazione sul nostro confine orientale negli anni 90. Si tratta di una questione delicata anche per molti altri paesi e trovare una soluzione politica duratura in Siria richiede cooperazione e sforzi congiunti.

Siamo quindi lieti che nel 2013 la diplomazia sia prevalsa sulle minacce di intervento militare in Siria. Dobbiamo procedere in questa direzione e capire che la Siria ha un estremo bisogno di un’azione concertata a livello regionale e internazionale. Siamo pronti a dare il nostro contributo alla pace e alla stabilità in Siria nel corso delle importanti negoziazioni tra parti regionali ed extra-regionali. Anche in questo caso dobbiamo evitare che i discorsi diventino un gioco a somma zero.

Tutto ciò vale ugualmente per il programma di pace sull’energia nucleare dell’Iran, che è stato oggetto di un massiccio battage pubblicitario negli ultimi decenni. Dall’inizio degli anni 90, una previsione dopo l’altra riguardo a quanto l’Iran fosse vicino ad acquisire una bomba nucleare si sono rivelate infondate. In tutto questo periodo gli allarmisti hanno cercato di dipingere l’Iran come una minaccia per il Medio Oriente e il mondo.

Sappiamo tutti chi sia l’agitatore capo, e quali scopi si nascondano dietro a questo battage pubblicitario. Sappiamo anche che questa affermazione fluttua in proporzione alla quantità di pressione internazionale tesa a fermare la costruzione di un accordo e a porre fine all’occupazione dei territori palestinesi. Questi falsi allarmi continuano, malgrado le stime dell’intelligence nazionale americana secondo cui l’Iran non ha deciso di costruire un’arma nucleare.

Di fatto, ci impegniamo a non lavorare per lo sviluppo e la produzione di una bomba nucleare. Come pronunciato nella fatwa dichiarata dal leader supremo Ayatollah Ali Khamenei, crediamo fortemente che lo sviluppo, la produzione, l’accumulo e l’uso di armi nucleari siano contrari alle leggi islamiche. Non abbiamo mai nemmeno contemplato l’opzione di acquisire armi nucleari, perché crediamo che tali armi possano minare i nostri interessi per la sicurezza nazionale; di conseguenza, non trovano spazio nella dottrina sulla sicurezza dell’Iran. Anche la percezione che l’Iran possa sviluppare armi nucleari è lesiva per la nostra sicurezza e per l’interesse nazionale in generale.

Durante la mia campagna presidenziale, mi sono impegnato a fare tutto ciò fosse in mio potere per accelerare una risoluzione per il confronto rispetto a un programma sull’energia nucleare. Per rispettare tale impegno e beneficiare dell’opportunità offerta dalle recenti elezioni, il mio governo non si risparmierà nel cercare una soluzione permanente mutualmente accettabile. A seguito dell’accordo provvisorio di novembre, siamo pronti a continuare la collaborazione con i P5+1 (i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu più la Germania) e con altri avendo ben in mente di garantire la piena trasparenza del nostro programma nucleare.

Il potenziale nucleare pacifico che abbiamo raggiunto sarà utilizzato nell’ambito del quadro di misure riconosciute a livello internazionale e sarà accessibile al monitoraggio multilaterale da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, come è successo negli ultimi anni. In questo modo la comunità internazionale può garantire la natura esclusivamente pacifica del nostro programma nucleare. Non rinunceremo mai al nostro diritto di beneficiare dell’energia nucleare; ma siamo disposti a lavorare per rimuovere qualsiasi ambiguità e per rispondere a qualsiasi domanda ragionevole sul nostro programma.

Le continue pressioni, intimidazioni e le misure volte a bloccare l’accesso degli iraniani a un’ampia gamma di generi di uso corrente – dalla tecnologia alle medicine e ai generi alimentari – possono solo avvelenare l’atmosfera e compromettere le condizioni necessarie per fare progressi.

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Come abbiamo dimostrato nel 2013, l’Iran è totalmente disposta a impegnarsi in modo serio con la comunità internazionale e a negoziare con i nostri interlocutori in buona fede. Speriamo che anche le nostre controparti siano disposte a cogliere questa opportunità.

Traduzione di Simona Polverino