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Crude verità sulla crescita globale

NEW YORK – I Paesi del mondo ad alto reddito versano in gravi difficoltà economiche, soprattutto sul fronte della crescita e dell’occupazione, e ora i loro problemi si stanno propagando alle economie in via di sviluppo. Quali fattori sottintendono ai problemi di oggi e quanto sono adeguate le probabili risposte politiche?

Il primo fattore chiave è il deleveraging e la conseguente carenza di domanda aggregata. Da quando è iniziata la crisi finanziaria nel 2008 diversi Paesi sviluppati, con una domanda a base di debiti e consumi eccessivi, hanno dovuto risanare sia i bilanci pubblici che privati, e ciò richiede del tempo, lasciandoli compromessi in termini di crescita e occupazione.

Il fronte non-tradable di qualsiasi economia avanzata è ampio (all’incirca due terzi dell’attività totale). Per questo ampio settore non esiste sostituto per la domanda domestica. Il lato tradable potrebbe comporre parte del deficit, ma non è abbastanza ampio da compensare totalmente. In linea di massima i governi potrebbero colmare la lacuna, ma gli elevati (e crescenti) debiti limitano la loro capacità ad agire in tal senso (anche se i termini di queste limitazioni sono oggetto di un accesso dibattito).

La verità è che il deleveraging garantirà alla meglio una crescita modesta nel breve e medio periodo. Se la situazione dell’Europa peggiora, o se l’America non riuscirà a correggere il “fiscal cliff”, il cosiddetto “precipizio fiscale” all’inizio del 2013 (quando scadono gli sgravi fiscali e subentrano in automatico i tagli alla spesa), il rischio di una recessione diverrà sempre più reale.