4

Le carenze del libero scambio

MONACO – Il Trattato transatlantico su commercio e investimenti (Transatlantic Trade and Investment Partnership - TTIP), attualmente oggetto di intense trattative tra l’Unione europea e gli Stati Uniti, sta avendo un forte impatto. Considerata la scala delle due economie, che insieme rappresentano oltre il 50% del Pil mondiale e un terzo dei flussi commerciali globali, la posta in gioco è alta. Per garantire che il TTIP vada a vantaggio dei consumatori su entrambi i versanti dell’Atlantico, i soggetti coinvolti nei negoziati devono riconoscere ed evitare varie trappole – alcune più ovvie di altre.

Ultimamente gli accordi commerciali bilaterali stanno riprendendo quota. L’Ue e il Canada, ad esempio, hanno concluso un Accordo di libero scambio (Comprehensive Economic and Trade Agreement – CETA), che potrebbe diventare la base del TTIP.

Non sorprende, dato il ripetuto fallimento dei tentativi fatti per raggiungere un accordo globale attraverso l’Organizzazione mondiale del commercio (World Trade Organization – WTO). Il Doha Round dei negoziati della WTO è stato un flop, e l’accordo raggiunto a Bali l’anno scorso, per quanto fosse stato venduto come un successo, non fa che accelerare la raccolta di dazi doganali.

Allo stato attuale il dibattito attorno al TTIP è pervaso dal timore di un’insufficiente tutela dei consumatori, distorta da interessi acquisiti. Prendiamo ad esempio il disaccordo rispetto alla diversità di trattamento del pollame. Negli Usa la carne di pollo viene lavata in acqua clorata; in Europa, i polli vengono riempiti di antibiotici quando ancora sono vivi. Con un approccio pressoché assurdo, i produttori europei stanno tentando di convincere i consumatori che il primo metodo sia peggiore per i consumatori.