C’è un Piano B per la Grecia?

TOKYO – I mercati finanziari hanno accolto in modo prevedibile l’elezione del nuovo governo di estrema sinistra in Grecia. Ma, anche se la vittoria del partito Syriza ha fatto precipitare le azioni e le obbligazioni greche, sono pochi i segnali di contagio per gli altri paesi in difficoltà della periferia della zona euro. I titoli a dieci anni spagnoli, per esempio, sono ancora scambiati a tassi di interesse inferiori ai titoli del tesoro americani. Ci si domanda quanto durerà questa relativa calma.

Si presume in generale che il nuovo governo “sputafuoco” della Grecia avrà poco altro da fare se non attenersi al programma di riforme strutturali del suo predecessore, forse in cambio di un modesto allentamento dell’austerità fiscale. Tuttavia, le dimensioni politiche, sociali, economiche della vittoria di Syriza sono troppo significative per essere ignorate. Infatti, non è possibile escludere completamente una brusca uscita del paese dall’euro (“Grexit”), o molti minori controlli sui capitali che adesso di fatto rendono inferiore il valore di un euro all’interno della Grecia rispetto all’estero.

Alcuni politici della zona euro sembrano essere sicuri che un’uscita della Grecia dall’euro, dura o morbida, non sarà più una minaccia per gli altri paesi periferici. Potrebbero avere ragione; d’altra parte, già nel 2008, i politici americani pensavano che il crollo di una banca di investimento, la Bear Stearns, avesse preparato i mercati al fallimento di un altra, la Lehman Brothers. Sappiamo come è andata a finire.

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