2

La Cina deve tutelarsi dalla Grecia

PECHINO – Malgrado le ripetute assicurazioni da parte dei leader dell’Unione europea, dopo oltre due anni, non si vede ancora la luce alla fine del tunnel della crisi del debito europeo. Recentemente, il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, facendo riferimento a una possibile uscita della Grecia dall’Eurozona, ha fatto sapere al Parlamento europeo che non c’è alcun “Piano B.”

L’affermazione di Barroso voleva essere rassicurante. Ma, dopo così tante delusioni, la Cina non può prendere sul serio le promesse fatte dai politici europei, che per primi non sanno se riusciranno a mantenerle. La Cina dovrebbe avere il proprio Piano B nel caso in cui la Grecia sia costretta a lasciare l’Eurozona.

È sempre più probabile che la Grecia si sottragga ai propri obblighi di salvataggio. Se ciò accadesse e la “Troika” (Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale) tagliasse gli aiuti finanziari, l’uscita della Grecia dall’euro diverrebbe quasi inevitabile. In questo caso, la Cina dovrà essere preparata a qualsiasi conseguente crisi finanziaria globale e alle eventuali ricadute nel lungo periodo.

Tanto per iniziare, le autorità cinesi non dovrebbero illudersi di essere immuni al contagio finanziario. Una “Grexit” (in gergo l’uscita della Grecia dall’euro) colpirebbe le banche europee che detengono titoli di Stato dei Paesi periferici dell’Eurozona. Le onde d’urto derivanti dal deleveraging si diffonderebbero, a loro volta, ai mercati emergenti come la Cina.