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Oltre la “Porta Girevole”

LONDRA – “Onestamente”, ha dichiarato Bill Gates, all’inizio del mese, durante il meeting COP21 di Parigi, “sono stato un po’ sorpreso che i negoziati sul clima storicamente non abbiano previsto tra gli impegni da trattare le attività di R&S in alcun modo, forma o aspetto”. Lo sono anch’io, e la questione che Gates solleva va al cuore del rapporto tra imprese e governo circa la risoluzione dei problemi più ostici delle nostre società, dall’assicurare la continuità dell’abitabilità del pianeta alla promozione di una crescita economica stabile ed inclusiva.

A dire il vero, in alcuni ambiti, le autorità di governo semplicemente non considerano che l’ambito imprenditoriale possa contribuire alla soluzione dei problemi nella fase iniziale. L’esempio recente più eclatante è la crisi dei rifugiati in atto: i governi in Europa ed in tutto il mondo ancora non prevedono pienamente le imprese in fase di avvio nella gestione del flusso dei richiedenti asilo. Certo, in molti casi, gli imprenditori hanno scelto di restare ai margini; ma sia questi che i governi dovrebbero rivedere la loro mentalità.

Ma in altri settori, le aziende sono più che desiderose di farsi avanti, essere viste ed ascoltate, ed esercitare un’influenza. Quando si tratta di tecnologia, ricerca e sviluppo, negoziati commerciali e questioni simili, i vantaggi per gli utili delle aziende sono diretti e chiari, e qui la sorpresa di Gates è comprensibile, perché i leader aziendali in genere fanno lobby per partecipare e cambiare il modo in cui i governi pensano ed agiscono.

Tuttavia, i pericoli sorgono quando le imprese si avvicinano troppo ai governi. A volte il rischio comporta la proverbiale “porta girevole” tra governo ed imprese, attraverso la quale il personale scivola da incarichi di alto livello nel settore privato verso posizioni pubbliche dirigenziali e viceversa. Si tratta di un ciclo che spesso assomiglia alla “volpe a guardia del pollaio”, con chi regola che si rivela troppo contiguo a coloro che deve regolamentare.