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La globalizzazione e i suoi nuovi malcontenti

NEW YORK – Quindici anni fa ho scritto un libro intitolato Globalization and its Discontents, che parlava della crescente opposizione dei Paesi in via di sviluppo alle riforme legate alla globalizzazione. Sembrava un mistero: alle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo è stato detto che la globalizzazione avrebbe migliorato il benessere generale. Quindi perché così tante persone sono diventate ostili alla globalizzazione?

Ora, agli oppositori della globalizzazione nei mercati emergenti e nei Paesi in via di sviluppo si sono unite decine di milioni nei Paesi avanzati. I sondaggi, compreso un attento studio di Stanley Greenberg e dei suoi colleghi del Roosevelt Institute, mostrano che il commercio è tra le maggiori fonti di insoddisfazione per un’ampia parte di americani. Simili punti di vista sono evidenti anche in Europa.

Come può qualcosa che i nostri leader politici – e molti economisti – dicevano avrebbe migliorato la vita di ognuno essere così criticato?

Una risposta sentita di tanto in tanto da economisti neoliberali che si sono mostrati a favore di tali politiche è che le persone se la passano meglio. E’ solo che non lo sanno. Il loro malcontento è roba da psichiatri, non da economisti.