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La globalizzazione avanza

LONDRA – In un recente simposio organizzato dal Financial Times sulle prospettive della globalizzazione per il 2011, l’editorialista Gideon Rachman ha osservato che “durante la sua ultima visita in India, Barack Obama ha annunciato alla nazione ospitante la riapertura in occidente del dibattito  sulla globalizzazione” e “l’aumento crescente di una forte reazione negativa tra le economie avanzate.”

Ma l’allarmismo di Rachman è mal riposto. La paura della globalizzazione in occidente non è una novità. E’ da più di un quarto di secolo che intellettuali, sindacati e organizzazioni ambientali delle economie avanzate esprimono paure e sentimenti anti-globalizzazione.

Storicamente la paura della   globalizzazione è tuttavia iniziata in oriente non in occidente. Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’occidente ha eliminato qualsiasi barriera ai flussi commerciali e di investimento lavorando duro al fine di eliminare i controlli di scambio e passare alla convertibilità della valuta. Ciò che veniva talvolta definito l’ordine economico liberale a livello internazionale rappresentava l’ordine del giorno, ed era condiviso anche dall’opinione pubblica.

Per contro, l’oriente ha tendenzialmente abbracciato la paurosa prospettiva secondo cui, per usare le parole del sociologo cileno Oswaldo Sunkel, l’integrazione nell’economia internazionale avrebbe portato alla disintegrazione dell’economia nazionale. Molti intellettuali hanno condiviso questa cupa visione anti-globalizzazione sostenuta anche da gran parte dei policymaker dell’est.