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Come domare i venti della stagflazione

CAMBRIDGE – Secondo un flusso di dati recenti l’economia globale mostrerebbe segni di stagflazione, quella strana miscela in stile anni ‘70 di inflazione crescente e crescita calante. Coloro che se ne sono accorti – e sono ancora troppo pochi – si dividono in due grandi schieramenti. Alcuni vedono il fenomeno come temporaneo e rapidamente reversibile. Altri temono che porti a un nuovo periodo di crescita insoddisfacente, questa volta accompagnata da un’inflazione sconvolgentemente elevata.

Ma un terzo scenario, che si basa su entrambi questi punti di vista, potrebbe essere il più plausibile. È più probabile che i venti stagflazionistici facciano parte del prossimo viaggio dell’economia globale anziché essere una mera caratteristica della sua destinazione. E il modo in cui i policymaker affronteranno questo viaggio avrà importanti implicazioni per il benessere economico a lungo termine, la coesione sociale e la stabilità finanziaria.

La tanto necessaria ripresa economica globale ha recentemente perso vigore poiché la crescita delle due principali locomotive, Cina e Stati Uniti, ha deluso le aspettative di consenso. La variante Delta del coronavirus più contagiosa ha smorzato la spesa in alcuni settori, come il tempo libero e i trasporti, ostacolando la produzione e le spedizioni in altri, in particolare il manifatturiero. La carenza di manodopera si sta diffondendo sempre più in un numero crescente di economie avanzate. Se a questo si aggiunge una carenza di container e il continuo riordino delle catene di approvvigionamento, non sorprende che i venti contrari a una ripresa globale forte e sostenibile siano accompagnati da un’inflazione più elevata e persistente.

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