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Realizzare il Diritto alla Governance della Migrazione

DHAKA – Al vertice dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dello scorso anno, i leader mondiali hanno promesso di collaborare per garantire una migrazione sicura, ordinata, regolare, e responsabile. Quest’anno, occorre fare di più per realizzare questo impegno.

Gli stati membri delle Nazioni Unite hanno riconosciuto i molti benefici della migrazione, tra cui il suo ruolo nella stabilizzazione dei mercati del lavoro a livello globale, nella diffusione di conoscenze e idee, nella creazione di esodi che stimolano l’incremento di scambi ed investimenti, e nel sostegno delle economie di tutto il mondo attraverso le rimesse, con cui in patria si pagano l’assistenza sanitaria, l’educazione, e l’alloggio dei familiari.

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Ma questi vantaggi possono essere facilmente sprecati se, come abbiamo visto di recente con le crisi del Mar Mediterraneo, del Mare delle Andamane, del corridoio centroamericano, del Sahel e del Corno d’Africa, la migrazione non viene gestita in modo responsabile e cooperativo.

Più di 4.300 migranti sono morti quest’anno nel tentativo di raggiungere le loro destinazioni. Nel solo Mar Mediterraneo sono morte 3.200 persone; e nel Mar delle Andamane, appena ad est del Golfo del Bengala, migliaia di migranti sono stati abbandonati sulle barche senza un luogo dove sbarcare, o sono stati tenuti in ostaggio dai trafficanti.

In questo quadro, i governi membri delle Nazioni Unite dovrebbero riconoscere il divario tra gli ideali che l’anno scorso hanno sposato e la dura realtà che oggi tanti migranti e rifugiati continuano ad affrontare. I leader mondiali possono porvi rimedio in occasione della riunione dell’Assemblea Generale di questo mese - e in particolare nel corso dell’inedito summit su migrazione e rifugiati di questi giorni.

I leader mondiali dovrebbero in primo luogo rinnovare il loro impegno per una maggiore governance globale della migrazione, ed impegnarsi a realizzare entro il 2018 la prima conferenza intergovernativa da dedicare esclusivamente alla creazione di un nuovo patto globale in materia di migrazione, come ha proposto il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon all’inizio di quest’anno.

La semplice possibilità che gli Stati membri dell’ONU possano decidersi per un nuovo patto globale rappresenta uno sviluppo significativo. Da troppo tempo, la comunità internazionale si batte per riuscire ad amministrare la migrazione in modo efficace. Senza istituzioni globali di governance e quadri giuridici per indirizzare la cooperazione internazionale, la maggior parte dei paesi deve ricorrere ad una gestione unilaterale dei propri flussi migratori.

Quando gli stati non riescono a governare in modo efficace le migrazioni, creano un vuoto che viene riempito da attori senza scrupoli: contrabbandieri, trafficanti, e crimine organizzato. Nel frattempo, i paesi, i migranti e le comunità ospitanti ci rimettono tutti poiché devono sostenere i costi della migrazione senza realizzarne i benefici.

L’ONU attualmente non riesce a fornire un sostegno efficace agli stati membri, ai migranti ed alle società che li ospitano. È necessario che i governi membri concordino su principi universali e stabiliscano un quadro internazionale per affrontare la migrazione; le stesse Nazioni Unite dovrebbero assumerne la governance come una delle proprie missioni fondamentali, piuttosto che disperdere tale compito tra diverse agenzie.

Fortunatamente, oggi l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni si unirà al sistema delle Nazioni Unite. L’OIM è destinato a svolgere un ruolo di primo piano nel rendere la governance della migrazione più coerente ed efficace.

Il mio paese, il Bangladesh, ha preso l’iniziativa di un accordo globale diretto in modo specifico a migliorare la governance della migrazione. In qualità di attuale presidente del Forum Globale su Migrazione e Sviluppo, il Bangladesh si impegna a garantire che le lezioni apprese informino il patto globale. Ma, per evitare di intraprendere nuovi accordi che si limitino a ristabilire o rinegoziare gli impegni esistenti, i leader mondiali devono agire adesso in modo da gettare le basi istituzionali e giuridiche per rendere operative le proposte precedenti e compiere ulteriori progressi.

La cooperazione internazionale in materia di migrazione deve essere fondata sugli accordi intergovernativi esistenti, come ad esempio l’Agenda for Sustainable Development del 2030, l’Addis Ababa Action Agenda del 2015, il Sendai Framework for Disaster Risk Reduction del 2015, e la Declaration of High-level Dialogue on International Migration and Development del 2013.

La migrazione è un problema multidimensionale; richiede un approccio globale che rispetti anche le leggi ed i regolamenti nazionali esistenti. I politici dovrebbero massimizzare i benefici economici della migrazione; facilitare i canali legali in modo che i migranti non scelgano alternative illegali; ridurre le barriere per l’occupazione e le rimesse; gestire i flussi migratori irregolari; e proteggere la sicurezza dei migranti, in particolare nelle zone di guerra o quando la migrazione raggiunge livelli di crisi, come ha fatto quest’anno.

I paesi e le organizzazioni non governative devono rimanere vigili contro lo sfruttamento dei migranti, ed i governi devono condividere la responsabilità di accogliere i rifugiati. Inoltre, per stare al passo con la rapida evoluzione delle condizioni geopolitiche, la comunità internazionale dovrebbe prendere in considerazione nuovi tipi di collaborazione nell’affrontare le migrazioni ed i grandi movimenti di persone.

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Infine, un’efficace governance della migrazione richiede quadri istituzionali e giuridici in grado di conciliare considerazioni a volte in conflitto. Ad esempio, l’interesse nazionale dei paesi per il mantenimento della loro sovranità, il controllo delle frontiere, e il rispetto delle loro leggi nazionali deve essere bilanciato con i diritti umani dei migranti, il loro legittimo desiderio di migliorare la loro vita, ed il bisogno, da parte delle società, di immigrati e di una maggiore diversità.

Affrontando tutti questi problemi simultaneamente, la comunità internazionale può sostenere il principio della prosperità condivisa attraverso la responsabilità condivisa, che è al centro dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. È giunto il momento di indirizzare il mondo verso un nuovo percorso di collaborazione costruttiva, invece che su quello preferito dai populisti dell’unilateralismo distruttivo. È necessario soltanto riconoscere che la migrazione avvantaggia tutti noi per massimizzare i guadagni e ridurre al minimo i disagi.