bergamaschi1_ANDREAS SOLAROAFP via Getty Images_venice ANDREAS SOLAROAFP via Getty Images

Un’agenda per il clima per il G20

ROMA – Al vertice di Riyad alla fine dell’anno scorso, i leader del G20 hanno definito il cambiamento climatico come una delle sfide più urgenti del ventunesimo secolo. “In questa fase di ripresa dalla pandemia”, diceva il comunicato, “ci impegniamo a salvaguardare il nostro pianeta e a creare un futuro più sostenibile e inclusivo a livello ambientale per tutte le persone.” Quell’impegno non si è ancora concretizzato.

Di certo, l’intensità del carbonio per la fornitura di energia nei paesi G20 si sta riducendo, l’utilizzo del carbone è in diminuzione, l’inquinamento nel settore energetico si è ridotto, mentre una serie di nuove politiche per il trasporto pulito sono in fase di implementazione. Inoltre, le iniziative portate avanti dal G20 volte a incoraggiare le aziende a evidenziare i rischi climatici stanno iniziando a dare i primi frutti.

Ma nessuno di questi fattori sta avvenendo in tempi sufficientemente rapidi da avere un effetto sulle emissioni, anche perché i paesi del G20 stanno silenziosamente incanalando contanti in settori ad alta intensità di carbonio. Secondo Vivid Economics infatti, dei 4.6 trilioni stanziati dalle principali economie mondiali nei settori dell’agricoltura, dell’industria, dei rifiuti, dell’energia e dei trasporti quale parte dei pacchetti di sostegno a seguito della pandemia, meno di 1,8 trilioni di dollari sono fondi “verdi”.

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