Megaproject VirginiaDoT/Flickr

L’era delle grandi opere

WASHINGTON, DC – In alcuni paesi, soprattutto del G-20, il settore privato viene sempre più mobilitato per investire in progetti infrastrutturali multi-milionari (se non multi-miliardari), come oleodotti, dighe, sistemi idrici ed elettrici e reti stradali. La sensazione è che ci stiamo addentrando in una nuova era di grandi opere.

La spesa per le grandi opere ammonta già a circa 6-9mila miliardi di dollari l’anno – una somma pari all’8% del Pil mondiale – e rappresenta il “maggior boom di investimenti nella storia dell’umanità”. Geopolitica, crescita economica, espansione dei mercati e ricerca di risorse naturali stanno convogliando sempre più fondi nei grandi progetti infrastrutturali. Mentre stiamo per assistere a un’esplosione forse senza precedenti di queste iniziative, leader mondiali e prestatori sembrano aver dimenticato le costose lezioni del passato.

Gli investimenti nelle infrastrutture possono certamente soddisfare bisogni reali contribuendo a far fronte al previsto aumento della domanda di cibo, acqua ed energia. Tuttavia, a meno che la proliferazione di questi mega-progetti non sia attentamente monitorata e gestita, c’è il rischio che il risultato sia controproducente e insostenibile. Senza controlli democratici, gli investitori possono privatizzare i profitti e socializzare le perdite, imponendo scelte ad alta intensità di carbonio o altrimenti dannose dal punto di vista ambientale e sociale.

To continue reading, please log in or enter your email address.

To continue reading, please log in or register now. After entering your email, you'll have access to two free articles every month. For unlimited access to Project Syndicate, subscribe now.

required

By proceeding, you are agreeing to our Terms and Conditions.

Log in

http://prosyn.org/CdXS22H/it;

Cookies and Privacy

We use cookies to improve your experience on our website. To find out more, read our updated cookie policy and privacy policy.