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Sindrome FIFA

LONDRA – Negli ultimi giorni ha fatto notizia l'arresto di alcuni dirigenti della FIFA con l’accusa di frode e corruzione. I capi d’imputazione formulati dalle autorità svizzere e americane, però, riguardano perlopiù reati di corruzione e appropriazione indebita e non menzionano un'altra enorme ingiustizia, quella concernente le pessime condizioni di lavoro a cui sono sottoposti i lavoratori migranti impegnati nella costruzione degli stadi per i mondiali di calcio FIFA 2022 in Qatar.

Amnesty International ha recentemente stilato un rapporto sulle condizioni di lavoro nel paese, dove i cantieri sono poco sicuri, gli operai subiscono le condizioni imposte da agenzie di collocamento senza scrupoli e hanno scarse possibilità di ricorrere alla giustizia formale. Di recente, il ministro del lavoro del Nepal ha rivelato che il governo del Qatar ha negato ai lavoratori nepalesi presenti sul suo territorio la possibilità di tornare a casa per piangere i familiari morti durante il terremoto dello scorso aprile. 

Come sottolinea Amnesty, la responsabilità di questa situazione è soprattutto delle autorità del Qatar. La FIFA, però, ha avuto – e ha tuttora – la possibilità d'intervenire. Anche gli sponsor, tra cui McDonalds, Visa, Coca-Cola, Adidas, Budweiser, Gazprom, KIA e Hyunday, sono stati invitati a fare pressioni sulla FIFA e sul governo del Qatar per migliorare le condizioni di questi lavoratori stranieri. 

Negli ultimi anni si sono verificati problemi simili anche in altri settori. Ad aprile, Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto sulle condizioni degli operai del settore tessile in Bangladesh. Il rapporto, realizzato in seguito al crollo del Rana Plaza nel 2013, nel quale oltre 1.100 persone persero la vita e più di 2.000 rimasero ferite, evidenzia le terribili condizioni di lavoro degli operai, l'inadeguatezza dei controlli tecnici sugli edifici, l’inefficacia delle leggi sul lavoro e la necessità di pratiche retributive e indennità di legge più eque.