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La Fed tende un'altra trappola

NEW HAVEN – La Federal Reserve ha intrapreso un percorso già noto ed estremamente pericoloso. Rinnegando ostinatamente gli errori del passato, sta adottando lo stesso approccio incrementale che contribuì a innescare la crisi finanziaria del 2008-2009. Le conseguenze di questo comportamento potrebbero essere altrettanto catastrofiche.

Prendiamo la riunione di dicembre del Federal Open Market Committee (FOMC), dove il dibattito sull'aumento del tasso di riferimento sui fondi federali è stato caratterizzato da una profusione di aggettivi anziché da azioni precise.

In linea con la precedente forward guidance, secondo cui il tasso ufficiale doveva mantenersi prossimo allo zero per un periodo di tempo "considerevole" dopo la sospensione dell'acquisto di attività a lungo termine da parte della Fed nel mese di ottobre, il FOMC ha dichiarato che ora può permettersi di "essere paziente" in attesa che si verifichino le condizioni favorevoli all'incremento del tasso. Aggiungendo la dichiarazione del presidente della Fed Janet Yellen che tale innalzamento non potrà avvenire prima di almeno due riunioni del comitato, la Fed sembra lasciar intendere che il cammino verso la normalizzazione sarà lungo.

Ciò richiama in modo inquietante il copione del 2004-2006, quando l'approccio incrementale della Fed condusse all'errore quasi fatale di consentire un crescendo di eccessi sui mercati finanziari e nell'economia reale. Dopo aver spinto il tasso sui fondi federali al livello più basso mai registrato in 45 anni, cioè l'1%, in seguito al crollo della bolla azionaria all'inizio del 2000, la Fed rimandò la politica di normalizzazione troppo a lungo. E quando finalmente cominciò ad aumentare il tasso di riferimento, lo fece con una lentezza esasperante.