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Verso la coesione green europea

BRUXELLES – Molti dei membri più poveri dell’Unione europea sono legate a doppio filo. Oltre ad essere i paesi più esposti agli effetti distruttivi dei cambiamenti climatici, sono anche quelli che affrontano i maggiori rischi dal passaggio a un’economia digitale green a zero emissioni.

Per realizzare una transizione regolare e corretta, questi paesi avranno bisogno di investimenti orientati alle loro esigenze specifiche. Storicamente, gran parte degli investimenti pubblici nei paesi più poveri dell’Ue è stata destinata alle infrastrutture legate al commercio come autostrade e ferrovie. Ma queste strategie di investimento a favore della crescita devono ora evolversi per aiutare tutti a gestire i costi della transizione green, che richiederà nuove forme di infrastrutture e misure idonee a supportare i lavoratori nei settori ad alta intensità di carbonio.

Per realizzare la sua ambiziosa agenda per il clima, l’Europa deve affrontare la scarsità di investimenti in sostenibilità nelle regioni economicamente più deboli. Ecco perché la Banca europea per gli investimenti (Bei) sta ripensando al proprio “orientamento alla coesione”, come delineato in un nuovo documento che esamina gli investimenti nelle zone meno sviluppate dell’Ue. La nostra ambizione è quella di aumentare l’importo che concediamo in prestito a queste regioni al 45% dei nostri investimenti totali e ampliare il nostro sostegno per includere tutte le regioni in cui il Pil pro capite sia inferiore alla media Ue.

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