Lung fish.

Un pesce di nome sviluppo

GINEVRA – Gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs), di recente adozione, dovrebbero segnare l’inizio di una nuova era dello sviluppo globale, un’era che promette di trasformare il mondo nel nome delle persone, del pianeta, della prosperità, della pace e della collaborazione. Tra il promettere e il fare, però, c’è di mezzo un oceano, e se da un lato le dichiarazioni globali sono importanti in quanto determinano le priorità finanziarie e incanalano la volontà politica, dall’altro molte delle promesse odierne erano già state formulate in passato.    

Di fatto, il successo degli SDGs dipenderà in larga misura dalla loro capacità di influenzare altri negoziati internazionali, soprattutto quelli più complessi e controversi. Un primo test riguarda un obiettivo per cui la Global Ocean Commission, la commissione globale per salvare gli oceani, si è già battuta attivamente: “conservare e usare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”.

In occasione della decima conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) che si terrà a Nairobi il prossimo dicembre, i leader politici avranno l’opportunità d’intervenire per realizzare uno dei propositi più importanti legati a quest’obiettivo, quello di abolire, entro e non oltre il 2020, i sussidi che contribuiscono all’eccessivo sfruttamento della pesca e alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata.

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