38

L’età della vulnerabilità

NEW YORK – Due nuovi studi dimostrano, ancora una volta, l’entità della disuguaglianza che affligge gli Stati Uniti. Il primo, il report annuale su reddito e povertà svolto dal Census Bureau (l’Ufficio del censimento americano), dimostra che malgrado la presunta ripresa dell’economia dalla Grande Recessione, i redditi dei comuni cittadini americani continuano a restare stagnanti. Il reddito medio delle famiglie, tenuto conto dell’inflazione, resta al di sotto del livello registrato un quarto di secolo fa.

Si è sempre pensato che la più grande forza dell’America non fosse il potere militare, bensì un sistema economico invidiato da tutto il mondo. Ma per quale motivo altri Paesi dovrebbero cercare di emulare un modello economico nel quale un’ampia percentuale – o meglio la maggioranza – della popolazione ha visto il proprio reddito stagnarsi mentre i redditi al vertice della piramide sociale sono schizzati alle stelle?

Il secondo studio, il report del 2014 sullo sviluppo umano, nell’ambito del programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) avvalora questi risultati. Ogni anno, l’UNDP pubblica una classifica dei Paesi in base all’indice di sviluppo umano (HDI), che incorpora altri parametri del benessere oltre al reddito, incluse salute e istruzione.

L’America si piazza al quinto posto per l’indice HDI, dopo Norvegia, Australia, Svizzera e Paesi Bassi. Ma quando il suo punteggio viene adeguato alla disuguaglianza, perde 23 posizioni – uno dei declini maggiori in questo genere per qualsiasi Paese altamente sviluppato. Gli Usa scendono sotto la Grecia e la Slovacchia, Paesi che non vengono solitamente considerati modelli o competitor con gli Usa al vertice delle classifiche.