16

Le critiche mosse alla Bce

PARIGI – In Nord Europa, e soprattutto in Germania, la decisione della Banca centrale europea di intraprendere il quantitative easing (QE) o “allentamento monetario” ha scatenato una valanga di giudizi. Molti sono inesatti o addirittura infondati. Alcuni sono confusi. Altri danno troppo peso ai rischi speculativi che a quelli attuali. E pochi puntano ai problemi reali, ignorando le soluzioni potenziali.

A giudicare dalle critiche, si potrebbe considerare l’inflazione a zero come una benedizione. Ma se ciò fosse vero, le banche centrali di tutto il mondo l’avrebbero impostata come target tempo fa. E invece, tutte definiscono la stabilità dei prezzi come un’inflazione bassa, stabile ma positiva.

Questo accade perché l’inflazione a zero ha tre conseguenze fortemente negative. La prima: erode l’efficacia della politica monetaria standard (perché se i tassi di interesse scendessero molto al di sotto dello zero, i risparmiatori ritirerebbero i soldi dalle banche per metterli al sicuro). La seconda: rende i salari relativi (ad esempio, dei dipendenti del manifatturiero rispetto a quelli dei servizi) più rigidi, perché i contratti salariali sono generalmente fissati in euro. E la terza: aumenta l’onere dei debiti passati e rende quelli esistenti legati alla crisi del debito pubblico e privato ancora più dolorosi.

Ma, secondo i critici, non c’è ragione di preoccuparsi, perché l’inflazione quasi a zero dell’Eurozona è solamente il risultato della forte contrazione dei prezzi del petrolio. Sfortunatamente, sono molte le ragioni per preoccuparsi. L’inflazione dei prezzi al consumo nell’Eurozona è al di sotto del target da 22 mesi consecutivi – molto tempo prima che iniziasse il crollo del prezzo del petrolio. Il petrolio a un prezzo più economico rappresenta un vantaggio per la crescita; ma riduce anche le aspettative di inflazione a lungo termine, che sono il vero target della politica monetaria.