Le critiche mosse alla Bce

PARIGI – In Nord Europa, e soprattutto in Germania, la decisione della Banca centrale europea di intraprendere il quantitative easing (QE) o “allentamento monetario” ha scatenato una valanga di giudizi. Molti sono inesatti o addirittura infondati. Alcuni sono confusi. Altri danno troppo peso ai rischi speculativi che a quelli attuali. E pochi puntano ai problemi reali, ignorando le soluzioni potenziali.

A giudicare dalle critiche, si potrebbe considerare l’inflazione a zero come una benedizione. Ma se ciò fosse vero, le banche centrali di tutto il mondo l’avrebbero impostata come target tempo fa. E invece, tutte definiscono la stabilità dei prezzi come un’inflazione bassa, stabile ma positiva.

Questo accade perché l’inflazione a zero ha tre conseguenze fortemente negative. La prima: erode l’efficacia della politica monetaria standard (perché se i tassi di interesse scendessero molto al di sotto dello zero, i risparmiatori ritirerebbero i soldi dalle banche per metterli al sicuro). La seconda: rende i salari relativi (ad esempio, dei dipendenti del manifatturiero rispetto a quelli dei servizi) più rigidi, perché i contratti salariali sono generalmente fissati in euro. E la terza: aumenta l’onere dei debiti passati e rende quelli esistenti legati alla crisi del debito pubblico e privato ancora più dolorosi.

To continue reading, please log in or enter your email address.

To access our archive, please log in or register now and read two articles from our archive every month for free. For unlimited access to our archive, as well as to the unrivaled analysis of PS On Point, subscribe now.

required

By proceeding, you agree to our Terms of Service and Privacy Policy, which describes the personal data we collect and how we use it.

Log in

http://prosyn.org/SMJKbne/it;

Cookies and Privacy

We use cookies to improve your experience on our website. To find out more, read our updated cookie policy and privacy policy.