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Vincitori e perdenti nel processo di trasformazione digitale del lavoro

MILANO – Nessun aspetto della rivoluzione digitale ha forse mai ricevuto così tanta attenzione come quello dell’automazione delle professioni, del lavoro e dei redditi. Esiste almeno una buona ragione per questo, ma probabilmente non è quella che la maggior parte delle persone citerebbero.

L’uso delle macchine per aumentare la produttività non è una cosa nuova. Gli esseri umani hanno trasformato gli strumenti in macchine per gran parte della nostra storia su questo pianeta. Ma a partire dalla prima Rivoluzione industriale, quando il motore a vapore e la meccanizzazione hanno portato a una produttività consistente e sostenuta, questo processo si è intensificato.

Non tutti hanno apprezzato questa transizione e in molti si sono infatti preoccupati del fatto che una domanda ridotta di forza lavoro umano avrebbe portato ad alti livelli di disoccupazione. Ma ciò non è successo. Per contro, l’aumento della produttività e dei redditi ha incoraggiato la domanda e di conseguenza l’attività economica. Nel tempo, i mercati del lavoro si sono adeguati in termini di competenze e a un certo punto si è arrivati a una riduzione dell’orario di lavoro e a un cambiamento del rapporto reddito-tempo libero.

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