Zaman arrest Ozan Kose/ Stringer via getty images

Diffamazione e sviluppo nel mondo arabo

AMMAN – Mentre l’attenzione mondiale è focalizzata sul radicalismo violento e le guerre civili in Medio Oriente e in Nordafrica, si stanno trascurando le gravi distorsioni dei sistemi legali della regione. Ma delle leggi problematiche, come quelle che rendono reato la diffamazione, facilitano la repressione politica ed economica, indeboliscono lo sviluppo e distruggono vite umane. 

Il governo dell’Egitto è forse quello che più di tutti abusa delle leggi sulla diffamazione e la blasfemia per sopprimere le idee dell’opposizione. Nello specifico, le autorità egiziane fanno un uso spavaldo dell’Articolo 98(f) del Codice penale egiziano, che vieta ai cittadini la diffamazione della “religione celeste”, l’incitazione alla ribellione settaria o l’insulto all’Islam, per detenere, perseguire penalmente e imprigionare i membri dei gruppi religiosi di minoranza, in particolar modo i cristiani. Basta una vaga affermazione che implica che determinate attività stanno mettendo in pericolo “la comune armonia”.

Inoltre, lo scrittore Ahmed Naji è stato da poco condannato a due anni di prigione per aver violato la “modestia pubblica” pubblicando un estratto del suo romanzo con espliciti riferimenti sessuali. Questo è successo solo un mese dopo che l’autrice Fatma Naoot aveva fatto appello contro la sentenza di tre anni di detenzione che le era stata inflitta per un post su Facebook in cui criticava la macellazione degli animali per una festa musulmana e che le ha procurato un verdetto di colpevolezza per “disprezzo contro l’Islam”. E l’elenco di casi simili è lungo.

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