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Sanzioni e solidarietà

BRUXELLES – L’Unione europea ha finalmente trovato un accordo sulle “sanzioni di terzo livello” nei confronti della Russia per la sua azione contro l’Ucraina. Come avviene sempre per l’UE, arrivare a questo punto è stato un percorso lungo e difficile.

Un problema chiave, che figura sempre, è dato dal fatto che se da un lato le sanzioni servono a perseguire uno scopo comune, dall’altro i costi di implementazione vengono sostenuti singolarmente dagli stati membri. Inoltre, questi costi sono ben visibili e concreti dato che i posti di lavoro nelle aziende che dipendono dalle esportazioni verso la Russia sembrano essere a rischio. Non è quindi sorprendente che la preoccupazione maggiore per diversi stati membri è il costo potenziale delle sanzioni sulle proprie economie rispetto invece all’obiettivo ultimo, nell’ambito della politica estera, di inviare un chiaro messaggio alla Russia, ovvero che la violazione delle leggi internazionali comporta delle conseguenze.

Ecco perchè un fondo comune per il risarcimento dei costi economici legati alle sanzioni dovrebbe essere parte integrante della posizione dell’UE verso la Russia nell’ambito della politica estera. L’istituzione di un simile fondo rappresenterebbe un forte simbolo di solidarietà all’interno dell’UE e darebbe allo stesso tempo un’opportunità per fare delle riflessioni sulla natura dei costi delle sanzioni.

Dalla prospettiva di un economista, un punto chiave è che la riduzione o la perdita totale delle esportazioni non rappresenta un costo di per sé. Ad esempio, se un’azienda che produce beni generici di consumo, come prodotti alimentari o automobili, registra una riduzione delle vendite in Russia, non bisogna necessariamente considerare questa riduzione come una perdita. Dopotutto, se questi beni hanno un mercato globale, la perdita delle vendite in un mercato può essere compensata da un aumento delle vendite in un altro mercato.