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Dalla disoccupazione all’imprenditorialità

CHICAGO – È noto che negli Stati Uniti l’occupazione nel manifatturiero abbia registrato un significativo calo, a causa dell’ascesa di questo settore in Paesi in via di sviluppo come Messico e Cina. Ma pochi riconoscono simili flessioni in altri settori, malgrado le ampie implicazioni economiche, politiche e sociali di tali trend.

Dal 1972, il numero degli operatori telefonici è sceso di 82%, dei dattilografi di 80%, delle segretarie di 60% e dei contabili del 50%. Inoltre, durante la Grande Recessione, i lavori nel settore ufficio e amministrativo sono scesi dell’8%, i lavori di produzione e artigianato del 17% e il numero delle posizioni per operatori di macchinari, fabbricanti e operai è sceso del 15%. L’occupazione in tutti gli altri settori è rimasta invariata o è cresciuta.

Il manifatturiero e il supporto amministrativo hanno sempre dato lavoro a milioni di persone. Ma i progressi tecnologici hanno consentito a molti di questi lavori del ceto medio di essere automatizzati o trasferiti all’estero – un processo che tende ad accelerare con la crescente automazione delle attività basate sulla conoscenza e i progressi nella robotica.

In teoria, i lavoratori possono adattarsi a questi cambiamenti cercando occupazioni che includano mansioni non di routine, che non possano essere computerizzate o robotizzate (almeno non nel prossimo futuro); vi rientrano le posizioni con un’elevata remunerazione come quelle di manager e ingegneri, nonché i lavori con paga relativamente bassa in servizi di protezione e sicurezza personale, nella preparazione di cibi e nei servizi di pulizia, mentre sono solo poche le occupazioni con “medie competenze”.