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Come combattere la manipolazione monetaria

WASHINGTON, DC – È appropriato utilizzare gli accordi commerciali per scoraggiare i Paesi dal fare interventi su larga scala nel mercato dei cambi per mantenere basso il valore della propria divisa? Questa è la domanda del giorno nei circoli americani di politica economica.

Negli ultimi anni, il Giappone, la Corea del Sud e la Cina hanno manipolato le proprie monete per mantenerle sottovalutate. Questa manovra ha incentivato le loro esportazioni, limitato le importazioni e portato ad ampi surplus di parte corrente. Ma un intervento di questo genere incide negativamente sui partner commerciali ed è vietato in base alle esistenti norme internazionali. Sfortunatamente, queste regole si sono rivelate completamente inefficaci.

Ora è emersa una nuova opportunità per affrontare la questione: la Partnership Trans-Pacifica (TPP) – il trattato di libero scambio regionale che coinvolge Stati Uniti, Giappone e altri dieci Paesi dell’America Latina e dell’Asia. Con la TPP in procinto di essere finalizzata, la Corea del Sud e la Cina osservano attentamente, mentre altri Paesi vorrebbero unirsi.

Il presidente americano Barack Obama sostiene a ragione che questa è l’occasione giusta per fissare le regole per il commercio e gli investimenti nel ventunesimo secolo. Eppure il Dipartimento del Tesoro americano e il rappresentante Usa per il commercio rifiutano costantemente di includere nella TPP qualsiasi clausola che proibisca la manipolazione valutaria, per cinque ragioni principali – nessuna delle quali riflette la realtà.