Creatività, corporativismo e folle

NEW HAVEN – La crescita economica, come abbiamo appreso tempo fa dalle opere di economisti come Robert M. Solow del Mit, è sostenuta principalmente dalle conoscenze e dall’innovazione, e non solo dai risparmi e dall’accumulo di capitale. Infine, il progresso economico dipende dalla creatività. È per questo che il timore della “stagnazione secolare” nelle odierne economie avanzate spinge molti a chiedersi in che modo si possa sollecitare la creatività.

Un’importante argomentazione emersa di recente è stata che ciò che serve di più è lo stimolo economico Keynesiano, come il “deficit spending”, ossia la spesa che si sostiene sull’indebitamento. Dopo tutto, le persone sono più creative quando sono attive, e non quando sono disoccupate.

Altri non vedono alcun nesso tra stimolo e nuovo dinamismo economico. Come ha recentemente dichiarato la cancelliera tedesca Angela Merkel, l’Europa ha bisogno di “coraggio politico e creatività invece che di miliardi di euro”.

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