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Scrivere il futuro

ADDIS ABABA – Cosa ha in serbo il futuro per l’economia globale? La qualità della vita migliorerà in tutto il mondo, visto che i Paesi poveri di oggi fanno balzi tecnologici per raggiungere i Paesi più ricchi? O la prosperità ci scivolerà tra le dita dal momento che avidità e corruzione ci hanno portato a consumare le risorse vitali e degradare l’ambiente naturale da cui dipende il benessere dell’uomo? L’umanità deve affrontare una sfida davvero impegnativa: garantire un mondo di prosperità invece che un mondo in rovina.

Come un romanzo con due possibili finali, la nostra è una storia che deve ancora essere scritta in questo nuovo secolo. Non c’è nulla di inevitabile sulla diffusione – o il collasso – della prosperità. Più di quanto già sappiamo (o forse vogliamo ammettere), il futuro è una questione di scelta umana e non di mera predizione.

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Malgrado l’attuale crisi economica in Europa e negli Stati Uniti, il mondo in via di sviluppo ha sostenuto una rapida crescita economica. Mentre il Fondo monetario internazionale prevede che le economie avanzate cresceranno appena dell’1,5% nel 2013, la crescita dei Paesi in via di sviluppo dovrebbe raggiungere, secondo le previsioni, il 5,6%. Si attende che le economie in via di sviluppo dell’Asia, ora pionieri del mondo, crescano del 7,2%, con la produzione nell’Africa subsahariana destinata a crescere di un robusto 5,7%.

Il segnale è forte e chiaro allo stesso tempo. Le tecnologie che un tempo si trovavano solo nei Paesi ricchi ora appartengono a tutto il mondo. La copertura della rete cellulare nell’Africa subsahariana, ad esempio, è passata da quasi zero utenti 20 anni fa a circa 700 milioni oggi. E quei telefoni stanno aiutando ad avvicinare banche, sanità, istruzione, imprese, servizi pubblici ed entertainment ai poveri. Nel giro di pochi anni gran parte della popolazione di tutto il mondo avrà accesso alla connessione internet a banda larga.

Eppure esiste anche un’altra verità. Il 2012 è stato l’anno più caldo mai registrato negli Usa. La siccità ha colpito circa il 60% dei Paesi statunitensi, inclusi gli Stati granaio del Midwest e le Grandi Pianure. A ottobre una straordinaria “supertempesta” si è abbattuta sulla costa Atlantica attorno al New Jersey, causando perdite per circa 60 miliardi di dollari. Gli eventi climatici estremi, come inondazioni, siccità, ondate di caldo, forti tempeste, massicci incendi boschivi, hanno devastato anche molte altre parti del mondo nel 2012, tra cui Cina, Australia, Asia sudorientale, Caraibi e la regione africana del Sahel.

Tali disastri ambientali stanno avvenendo con una frequenza sempre maggiore, perché in parte causati dalle azioni dell’uomo, come la deforestazione, l’erosione costiera, il massiccio inquinamento e, ovviamente, le emissioni di gas serra che stanno modificando il clima del mondo e acidificando gli oceani. La novità è che i flagelli come il cambiamento climatico – fino a poco tempo fa descritto come una minaccia futura – sono ora pericoli chiari ed esistenti. Gli scienziati hanno persino dato un nome alla nostra era, l’Antropocene, in cui l’uomo (anthropos in greco) esercita un forte impatto sugli ecosistemi del pianeta.

Questa è la nostra grande sfida, una sfida che determinerà se seguiremo la strada della prosperità o della rovina. I Paesi in via di sviluppo in rapida crescita non possono semplicemente seguire la strada della crescita economica percorsa dagli attuali Paesi ricchi. Se lo faranno, l’economia mondiale spingerà il pianeta oltre la soglia di sicurezza. Le temperature saliranno, le tempeste si intensificheranno, gli oceani diverranno più acidi e le specie si estingueranno a seguito della distruzione del loro habitat.

Il fatto è che l’uomo si trova di fronte a una dura scelta. Se persisteranno gli attuali di modelli di crescita per l’economia mondiale, andremo incontro a un disastro ecologico. Se l’economia mondiale abbraccerà un nuovo modello di crescita, in grado di sfruttare le tecnologie avanzate come smartphone, banda larga, agricoltura di precisione ed energia solare, riusciremo a diffondere la prosperità e a salvare il pianeta.

Definisco l’attuale modello di crescita approccio tradizionale o “business-as-usual”; il modello di crescita basato sulla tecnologia smart, invece, rappresenta un’opzione di sviluppo sostenibile. Il “business-as-usual” può funzionare per un po’ di tempo, ma farà una brutta fine, mentre la strada dello sviluppo sostenibile può condurre a una prosperità a lungo termine.

Allora cosa serve per scrivere un lieto fine? Innanzitutto, dobbiamo riconoscere che noi, come società globale, dobbiamo fare una scelta. Il “business-as-usual” è comodo. Pensiamo possa bastare, ma non è così: sulla nostra attuale traiettoria la prosperità a breve termine arriva a scapito di troppe crisi future.

In secondo luogo, dobbiamo riconoscere i nuovi e potenti strumenti tecnologici che abbiamo a portata di mano. Utilizzare tecnologie informatiche avanzate, come computer, mappe satellitari, elaborazione di immagini digitali, expert system, significa disporre di strumenti idonei a coltivare più i prodotti alimentari facendo meno danni ambientali; migliorare il sistema sanitario pubblico per i poveri e per i ricchi allo stesso modo; distribuire più elettricità con minori emissioni di gas serra; e rendere le nostre città più vivibili e salutari, anche quando l’urbanizzazione farà aumentare la popolazione di miliardi di persone nei prossimi decenni.

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In terzo luogo, dobbiamo fissare obiettivi importanti per gli anni a venire – per diffondere prosperità e migliorare la sanità pubblica salvando al contempo il pianeta. Cinquant’anni fa il presidente americano John F. Kennedy disse che saremmo dovuti andare sulla luna non perché era semplice, ma perché era difficile – avrebbe messo alla prova la parte migliore di noi. Nella nostra generazione lo sviluppo sostenibile sarà la nostra prova e ci incoraggerà a utilizzare la nostra creatività e i valori umani per stabilire un percorso di benessere sostenibile sul nostro pianeta così affollato e in pericolo.

Sono orgoglioso e onorato che il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon mi abbia chiesto un aiuto per mobilitare gli esperti di tutto il mondo e cercare di raggiungere questo obiettivo. I più grandi talenti della nostra società – università, imprese, Ong e soprattutto i giovani – sono pronti per affrontare queste grandi sfide e partecipare alla nuova rete dell’Onu Sustainable Development Solutions Network. Nei prossimi mesi e anni questi leader condivideranno le loro idee di società globale prospera e sostenibile.