activists in ukraine Kirill Kudryavtsev/Getty Images

Il ritorno della repressione

BERLINO – I governi di tutto il mondo stanno intraprendendo passi draconiani per sopprimere le organizzazioni della società civile, con misure che vanno da leggi restrittive e lungaggini burocratiche a campagne diffamatorie, censura e vera e propria repressione da parte delle agenzie di intelligence o della polizia. Con qualunque mezzo a disposizione, i governi tentano di interferire sul lavoro degli attivisti politici, sociali e ambientali a un livello mai visto prima del crollo del comunismo in Europa un quarto di secolo fa.

Ovviamente, i governi citano ogni sorta di ragione, motivo di sicurezza come quelli correlati al terrorismo che ora sono in cima alla lista, per giustificare la repressione delle Ong e di altri gruppi della società civile. Ma la realtà è che i rischi per la sicurezza – che potrebbero anche essere veri – non sono una scusante per il tipo di sospetto generico usato dai governi come pretesto per mettere a tacere o bandire le organizzazioni indipendenti.

Questo preoccupante trend non sembra essere un fenomeno passeggero, ma un segnale di profondi cambiamenti nella geopolitica internazionale, tra cui la crescente enfasi sulla “sovranità” tra le economie emergenti, dall’Egitto alla Tailandia.

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