Pedro Molina

L’atterraggio morbido della Cina

NEW HAVEN – L’economia cinese sta rallentando. Non è una sorpresa dal momento che si tratta di un’economia trainata dall’export e legata a doppio filo alla vacillante domanda globale. Ma il rallentamento cinese potrebbe risultare al contempo gestibile e ben accetto. I timori di un atterraggio duro sono eccessivi.

A dire il vero, a indebolirsi sono i dati economici. Il “Purchasing Managers Index” sta ora toccando la pericolosa soglia “50”, da tempo associata al punto di rottura tra espansione e contrazione. Simili trend al ribasso si evidenziano in una serie di indicatori guida, che riguardano le aspettative dei consumatori, l’offerta di denaro e il mercato azionario, ma anche la produzione di acciaio, le vendite industriali e l’avvio di nuovi cantieri.

Ma non siamo nel 2008. Allora, il commercio globale collassava e presagiva una flessione del 10,7% nel volume degli scambi commerciali per il 2009 – la peggiore contrazione annua dagli anni Trenta. Le performance cinesi sul fronte dell’export oscillavano da una crescita annua del 26% evidenziata a luglio del 2008 a una contrazione del 27% registrata a febbraio del 2009. Di conseguenza, la crescita del Pil segnava un rallentamento al ritmo di due cifre – in pratica una battuta d’arresto secondo gli standard cinesi; e oltre 20 milioni di lavoratori migranti interni persero il lavoro nella provincia di Guangdong dedita all’export. Alla fine del 2008 la Cina si trovava a fare i conti l’“equivalente funzionale” di una vera e propria recessione.

To continue reading, please log in or enter your email address.

Registration is quick and easy and requires only your email address. If you already have an account with us, please log in. Or subscribe now for unlimited access.

required

Log in

http://prosyn.org/A8SRcM1/it;