Metropolitan Museum of New York Nano Calvo/ZumaPress

L’arte della fuga di capitali

CAMBRIDGE – Che impatto avrà il rallentamento della Cina sul vivace mercato dell’arte contemporanea? Questa domanda può non sembrare scontata, finché non si considera che, per gli investitori dei mercati emergenti, l'arte è diventata un ottimo strumento per favorire la fuga di capitali e occultare ricchezza. Questi investitori hanno acquisito un ruolo importante nell’impressionante bolla speculativa che ha caratterizzato il mercato dell'arte negli ultimi anni. Dunque, poiché le economie di mercato emergenti, dalla Russia al Brasile, sono impantanate nella recessione, quella dell’arte è una bolla destinata a scoppiare?

Solo cinque mesi fa, Larry Fink, presidente e amministratore delegato di BlackRock, il più grande asset manager del mondo, parlando a una platea di Singapore ha spiegato che l’arte contemporanea si è convertita in uno dei due principali ricettacoli di ricchezza a livello internazionale, insieme agli appartamenti ubicati in importanti città del mondo, come New York, Londra e Vancouver. Il messaggio era chiaro: dimenticate l’oro per proteggervi dall’inflazione e comprate quadri. 

Ciò che ha reso così sorprendente questo suo innalzamento dell’arte al livello d’investimento è che nessun personaggio del calibro di Fink aveva mai avuto il coraggio di parlare così prima di lui. Per quanto mi riguarda, non mi sento di celebrare questo trend perché ritengo, d’accordo con il filosofo Peter Singer, che le scandalose somme di denaro spese per le migliori opere d’arte moderna sul mercato sono a dir poco inquietanti.  

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