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Affrontare la montagna del debito cinese

MONTREAL – Due dati sull’economia cinese sembrano trovare ampio consenso: il primo è che la fase di rallentamento è finita e la crescita è in ripresa; il secondo è che non va tutto bene sul piano finanziario. Dove non c’è accordo, invece, è su ciò che accadrà da qui in avanti.     

La buona notizia è che la domanda interna continua a crescere. Lo scorso marzo le vendite di automobili hanno registrato un incremento di quasi il 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E nel primo trimestre di quest’anno, la spesa al dettaglio è aumentata in poco tempo del 10% annuo. 

L’incremento più straordinario, però, riguarda gli investimenti. Dopo il crollo del 2015, gli investimenti nel settore immobiliare hanno ripreso a crescere, mentre quelli industriali, soprattutto da parte di aziende di proprietà statale, hanno registrato un netto recupero.

Alla base di questa inversione di rotta c’è una forte espansione del credito dovuta al fatto che le autorità, preoccupate per l’eccessivo rallentamento precedente, hanno sollecitato le banche cinesi a erogare prestiti. La crescita del credito, nota in Cina come “finanziamento sociale totale”, è aumentata a un ritmo del 13% annuo nel quarto trimestre del 2015 e di nuovo nel primo trimestre di quest’anno – quindi a un tasso di crescita doppio rispetto a quello annuo del Pil. Dallo scoppio della crisi finanziaria nel settembre del 2008, la Cina ha registrato la crescita del credito più rapida a livello mondiale. Di fatto, è difficile trovare un altro boom del credito di questa entità nella storia passata.