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Creare uno stato di diritto cinese

HONG KONG – In Cina sta prendendo piede l’idea che il concetto anglosassone di “rule of law”, in italiano “stato di diritto”, sia l’unico requisito indispensabile per la pace e la prosperità globali, sostenibili e di lungo termine. Vale quindi la pena considerare come lo stato di diritto differisca dagli attuali piani istituzionali della Cina.

Lo stato di diritto è stato definito in vari modi, ma la maggior parte delle autorità conviene su alcune caratteristiche principali. Come afferma Kenneth W. Dam dell’Università di Chicago nel suo libro The Law-Growth Nexus, lo stato di diritto esclude il segreto giuridico e l’impunità giuridica, mentre protegge gli individui dalla discriminazione legale e applica norme che li favoriscono.

Thomas Bingham, ex Lord Chief Justice e Senior Law Lord del Regno Unito, ha proposto una definizione in qualche modo più ampia, ma compatibile. Secondo Bingham, la legge deve essere accessibile e, laddove possibile, intelligibile, chiara e prevedibile. Chiunque dovrebbe essere governato in conformità con la legge, depurata dalla discrezione personale di chi è al potere, mentre le controversie legali dovrebbero essere risolte senza costi proibitivi e ritardi eccessivi. Dovrebbe esserci uguaglianza di fronte alla legge, insieme a un’adeguata tutela dei fondamentali diritti umani.

Il potere statale dovrebbe altresì essere esercitato con ragionevolezza, in buona fede, e per gli scopi cui è destinato, con tribunali indipendenti e un controllo di costituzionalità atto a garantire che il governo non superi i limiti della propria autorità. I tribunali e gli altri enti aggiudicativi ufficiali dovrebbero fornire procedure eque. E lo stato dovrebbe rispettare gli obblighi di diritto internazionale.