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Gli aggiustamenti del Dragone

BAHRAIN – Gli osservatori sono in attesa di vedere se la Cina ha organizzato un atterraggio morbido, per raffreddare un’economia surriscaldata e raggiungere un tasso di crescita più sostenibile, o se invece si schianterà a terra, come è accaduto sinora ad altri Paesi vicini. Ma alcuni, soprattutto i politici americani in questo anno di elezioni presidenziali, si concentrano su un solo punto: la bilancia commerciale cinese.

Vero è che non molto tempo fa il renminbi era seriamente sottovalutato, e i surplus commerciali della Cina erano ingenti. La situazione sta cambiando. L’economia cinese è sottoposta a delle forze di aggiustamento, quindi anche le percezioni estere devono essere aggiustate di conseguenza.

Il surplus commerciale cinese ha raggiunto il picco dei 300 miliardi di dollari nel 2008, e da allora è in calo. (In effetti, i dati ufficiali hanno indicato un deficit da 31 miliardi di dollari in febbraio, il più alto dal 1998). È chiaro quanto successo. Da quando la Cina si è ricongiunta con l’economia globale tre decenni fa, i suoi partner commerciali non si sono lasciati sfuggire le esportazioni di prodotti cinesi, dal momento che i ridotti salari cinesi li rendevano supercompetitivi. Ma, negli ultimi anni, i prezzi relativi hanno subito un aggiustamento.

Il cambiamento può essere misurato con l’apprezzamento reale del tasso di cambio, che consiste in parte di una rivalutazione nominale del renminbi rispetto al dollaro, e in parte di inflazione cinese. Il governo cinese avrebbe dovuto lasciare che una maggiore componente di apprezzamento reale prendesse la forma di una rivalutazione nominale (dollari per renminbi). Ma, dal momento che ciò non è successo, si è manifestata come inflazione.