Paul Lachine

Il grande bluff delle banche

BERLINO – La decisione del G20 di evitare il fallimento delle banche di rilevanza sistemica dovette sembrare una mossa saggia all'epoca in cui venne presa - era il novembre del 2008 - data l'incombente minaccia di un tracollo finanziario mondiale. In seguito, però, si è visto che tale scelta, unitamente a una serie di errori politici da parte delle banche centrali e dei governi, ha conferito alle banche iperindebitate il potere di ricattare proprio chi le aveva salvate, un potere che hanno saputo sfruttare per creare un sistema finanziario in cui sono esenti da responsabilità.

L'abilità con cui le grandi banche hanno estorto un simile accordo nasce da una minaccia implicita: qualora una banca di rilevanza sistemica fosse costretta all'insolvenza, il settore finanziario, e con esso l’intero sistema dei pagamenti, colerebbe a picco. È giunto, però, il momento di smascherare il bluff dei banchieri: preservare il sistema di pagamenti può e deve restare separato dalla questione dell'insolvenza bancaria. 

Innanzitutto, occorre rivedere la decisione del G20 di sostenere le banche di rilevanza sistemica. I governi, poi, dovrebbero reagire alle loro minacce acconsentendo a che le banche insolventi siano giudicate di conseguenza. Un'economia di mercato si basa sul principio economico dei profitti e delle perdite, pertanto non può dirsi tale un'economia che non contempli fallimenti né uno stato di diritto uguale per tutti. Le regole applicate ad altri tipi di imprese dovrebbero valere anche per le banche.

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