22

La patologia della leadership britannica

LONDRA – Sembra che ormai una leadership politica che abbia un’etica scarseggi un po’ in tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Turchia per arrivare alle Filippine. Ma il momento forse più eclatante di scorrettezza da parte della leadership si è vista nel Regno Unito dove il referendum sulla Brexit e il periodo successivo al voto hanno provocato più instabilità di quanto il paese abbia sperimentato in un classico decennio.

Dopo solo le prime due settimane dal voto, il Primo Ministro David Cameron, che ha lanciato il referendum, ha dato le dimissioni ed il suo successore, Theresa May, ha nominato un nuovo governo. Sebbene alcuni sostenitori della Brexit, tra cui il più noto è l’ex sindaco di Londra Boris Johnson, siano ora nel governo, nessuno tra coloro che hanno sostenuto la campagna a favore dell’uscita del Regno Unito dall’UE sembra alla fin fine essere responsabile di averla sostenuta. La stessa May era a favore della permanenza nell’Unione europea.

Nel frattempo, il partito laburista all’opposizione è entrato nel caos. Quasi tutti i rappresentanti del governo ombra si sono dimessi avendo perso fiducia nel lader del partito Jeremy Corbyn e gli sforzi volti a contrastarlo sono stati particolarmente duri. Dei sostenitori di Corbyn hanno infatti persino tirato un mattone contro la finestra dell’ufficio del collegio elettorale di uno dei suoi rivali.

Ma i tumulti post referendum si sono rivelati ancora più gravi. Il numero di crimini di odio riportati dopo il referendum è infatti aumentato del 500% in un contesto di peggioramento del clima di incertezza sociale, politica ed economica e di scontento. A seguito dell’annuncio dei risultati del voto più di 100 miliardi di sterline (pari a 131 miliardi di dollari) sono andati persi nell’indice azionario FTSE 100 nei primi 10 minuti di trading, mentre la sterlina è crollata al valore più basso degli ultimi 35 anni rispetto al dollaro.